Sediva News del 2 novembre 2007

Quando un farmacista collaboratore non … collabora- QUESITO

Vorrei sapere se nel contratto nazionale del farmacista collaboratore è
previsto che egli possa rifiutarsi di stoccare in magazzino piccole
quantita’ di farmaci, perché è quel che accade nella mia farmacia dove il
magazziniere è assente da tempo per malattia.
Posso almeno inviare lettere di richiamo, minacciando magari il
licenziamento?

La materia in genere, e non soltanto quindi la vicenda da Lei descritta, è
piena di insidie, come del resto tutti i datori di lavoro ben sanno.
In ogni caso, stando alla classificazione del personale dipendente di
farmacia, che è ripartita su 7 livelli, il farmacista collaboratore (I
Livello CCNL) svolge compiti strettamente inerenti alla vendita e/o alla
conoscenza tecnica specifica dei farmaci, mentre – come sicuramente anche
a Lei è noto – il magazziniere, inquadrato al IV livello, esegue compiti
di tenuta, sistemazione e riassortimento delle scorte.
Perdipiù, stando all’art. 2103 del cod.civ, “il prestatore di lavoro deve
essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle
corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente
acquisito, ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte,
ecc..”.
Come vede, dunque, anche in una situazione caratterizzata da difficoltà
contingenti come la Sua (nella quale risulta da tempo assente il
magazziniere per malattia), il farmacista collaboratore potrebbe anche
rifiutarsi (come in effetti si è verificato) di eseguire mansioni non
inerenti al livello e/o all’inquadramento che lo riguarda (perlomeno ove
non si tratti di prestazioni assolutamente episodiche, mentre nel Suo caso
tali prestazioni dovrebbero essere svolte con una qualche continuità),
senza contare che Lei sarebbe oggi astrattamente nelle condizioni di
assumere un altro magazziniere a tempo determinato (i presupposti infatti
ci sarebbero tutti), in modo da coprire con il “sostituto” l’assenza del
magazziniere “titolare”.
Certo, i “Suoi” farmacisti non si comportano propriamente da
“collaboratori”, perché le farmacie restano aziende di dimensioni modeste
dove, in realtà, tutti dovrebbero essere in grado e disponibili, in una
certa misura, a fare…tutto, senza perciò formalismi eccessivi.
Ma, nel concreto, se l’atteggiamento dei Suoi “collaboratori” è proprio di
massima chiusura, una “lettera di richiamo” nei loro confronti
rischierebbe di innescare perfino comportamenti ancor meno collaborativi,
e magari, chissà, addirittura ritorsivi.
Così, purtroppo, stanno le cose (e non da oggi) nei rapporti di lavoro,
laddove la parte più “debole” – almeno sotto certi profili – resta il
datore di lavoro.
Beninteso, e anche questo sicuramente è a Sua conoscenza, Lei può
procedere quando vuole a licenziare per “giustificato motivo” ( della
“giusta causa” meglio non parlare…), ben consapevole tuttavia che, in
caso di impugnativa, corre il rischio molto serio di dover pagare
qualche mensilità in più a titolo indennitario, e però non più di questo,
visto che – trattandosi di un’azienda che non occupa più di 15 dipendenti
– in caso di licenziamento illegittimo non scatta, a carico dell’impresa,
l’obbligo della riassunzione.
Insomma, almeno in certe vicende particolari, può valere la pena qualche
volta di interrompere un rapporto di lavoro particolarmente sgradevole, ed
accollarsi quindi quel rischio di cui si è detto , peraltro di non
grandissimi risvolti economici.

(gio.bacigalupo)

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