Sediva News del 19 ottobre 2007

Se il lavoratore è in malattia.

Riceviamo parecchi quesiti sull’argomento, tutti sostanzialmente diretti a
conoscere le regole che disciplinano il comportamento del lavoratore in
malattia e i poteri di controllo del datore di lavoro.

Intanto, ricordiamo che lo stato di malattia, asseverato dal medico curante
(il cui certificato fa fede fino a querela di falso), può essere oggetto
di verifiche soltanto da parte della ASL e dell’ INPS, e quindi sarebbero
privi di qualunque effetto i controlli, ad esempio, di medici di fiducia
del datore di lavoro, pur laddove lo consenta il lavoratore.

E però, proprio per permettere tale visita fiscale, è richiesta a
quest’ultimo la reperibilità – nelle fasce orarie 10/12 e 17/19 di tutti i
giorni – presso il suo domicilio o, se diverso, presso il luogo reso noto
all’azienda dove egli sta trascorrendo il periodo di malattia.

Nel caso in cui il lavoratore risulti assente durante quelle fasce orarie,
il medico fiscale dovrà lasciare un avviso con l’invito a presentarsi
presso il suo studio per il giorno successivo; e nell’ipotesi di mancata
presentazione, o in quella di mancata o carente giustificazione
dell’assenza, il lavoratore può andare incontro alla perdita
dell’indennità di malattia da parte dell’INPS per i primi dieci giorni, ed
a provvedimenti disciplinari da parte del datore di lavoro.

Tuttavia, nessuna sanzione, né dall’INPS nè dal datore di lavoro, può
comunque essere comminata in caso di ricovero ospedaliero, come neppure in
caso di stato di malattia già accertato con una precedente visita fiscale
(come se, insomma, una volta “superata” con successo quest’ultima, il
lavoratore possa tranquillamente trascorrere il resto della degenza nella
casa di campagna…).

Quanto all’eventualità, abbastanza ricorrente, che il lavoratore
giustifichi l’assenza (nel domicilio durante le fasce orarie di controllo)
con visite specialistiche effettuate in quegli stessi orari, una sentenza
della Cassazione del luglio scorso ha ritenuto che tali giustificazioni
possono considerarsi valide soltanto ove il lavoratore provi – vera
probatio diabolica, però – che quelle visite non avrebbero potuto essere
effettuate in ore diverse.

Un’altra decisione della Suprema Corte, ancor più recente, ha inoltre
affermato che il lavoratore è tenuto a produrre il certificato medico pur
se l’assenza per malattia sia durata un solo giorno; e questo, anche
quando, magari, la prassi aziendale si sia mostrata tollerante verso le
assenze di brevissima durata.

Per chi non ama complicarsi troppo la vita, insomma, le alternative
seriamente praticabili diventano l’ufficio o… il letto.

(gio.bacigalupo)

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