Sediva News del 25 settembre 2007

Sulla partecipazione ad una società di gestione di farmacie comunali –
QUESITO

Vorrei sapere se il titolare di farmacia e il socio possono partecipare
(a seguito di asta pubblica) ad una società di gestione di una farmacia
comunale e se, in caso di risposta affermativa, possono assumerne la
direzione professionale; su questa seconda questione ci pare che voi
abbiate espresso parere negativo, a differenza di alcune riviste di
categoria.

Sullo specifico tema delle incompatibilità (sotto i tanti profili
possibili) riceviamo sempre più frequentemente quesiti del genere; si può
pensare quindi, chissà?, che questa ormai lunga stagione di incertezze –
che grava sul presente e ancor più sul futuro del sistema di norme che
disciplinano il servizio farmaceutico in Italia (per effetto del decreto-
Storace, dei decreti-Bersani già operanti e/o in gestazione, delle tesi
sempre più convinte dell’Antitrust, dei procedimenti di infrazione di
matrice europea, ecc..) – stia consigliando a parecchi titolari di
farmacia (in forma individuale o sociale) di ricercare ulteriori posizioni
nel settore (e invece a pochi altri, nel contempo, di abbandonarlo del
tutto…).

In ogni caso, vale la pena riassumere ancora una volta il quadro generale –
almeno in astratto – delle compatibilità e incompatibilità tra le varie
figure (sempre secondo i nostri convincimenti, come è ovvio), rispondendo
così – in itinere – anche alle Sue domande.

Dapprima, la società di farmacisti, che può bensì oggi acquisire – come
tale (cioè, in nome proprio) – la titolarità di quattro farmacie ubicate
nella provincia dove ha sede legale, ma non può né assumere aziende di
distribuzione all’ingrosso di medicinali, né partecipare alla gestione di
farmacie comunali, né esercitare parafarmacie, né svolgere qualunque
altra attività diversa dalla gestione di farmacie (private), visto che
quest’ultimo rappresenta tuttora (anche se non sappiamo fino a quando…)
l’oggetto esclusivo delle società personali (oltrechè delle cooperative)
costituite tra farmacisti.

Per il titolare di farmacia in forma individuale, invece, le cose stanno
ancora in larga misura diversamente, perché egli è bensì vincolato a
quell’unica farmacia (ma qui il disegno di legge attualmente in
discussione al Senato, ben noto a tutti per mille ragioni, dovrebbe ben
presto consentire anche a lui di assumere la titolarità di “non più di
quattro farmacie…”), e però può esercitare liberamente parafarmacie
(semprechè non intervenga anche sotto questo profilo – ed è lecito pensarlo
– un’espressa norma legislativa di segno opposto), come anche –
addirittura in forma individuale e a nome proprio – l’attività di vendita
all’ingrosso dei farmaci (sia pure previa la prescritta autorizzazione).

Quanto, poi, alla partecipazione del titolare individuale ad una società
di gestione di farmacie comunali, un problema serio – a ben guardare –
esiste, ed a porlo è proprio la sentenza della Corte Costituzionale n.
275/03 che, come parecchi ricorderanno, aveva
esteso anche ad essa tutte le figure di incompatibilità espressamente
previste dall’art. 8 della l. 362/91 per le società di farmacisti, finendo
così per interdire alla grande distribuzione (in quel caso la vicenda
riguardava particolarmente la Gehe) di parteciparvi.

E, se pure questo specifico divieto è ben presto caduto con riguardo ai
grossisti (perché notoriamente sterilizzato del tutto dal primo decreto-
Bersani), il principio allora affermato
dalla Corte è comunque sopravvissuto, e quindi bisogna concludere
(diversamente da quanto da noi affermato in altra circostanza) che la
partecipazione a società di gestione di farmacie comunali (esattamente
come quella a società di persone o cooperative tra farmacisti) è ancor
oggi formalmente incompatibile (art. 8, primo comma, l. 362/91): a) con
qualsiasi altra attività esplicata nel settore della produzione,
intermediazione e informazione scientifica del farmaco; b) con la posizione
di titolare, gestore provvisorio, direttore o collaboratore di altra
farmacia; c) con qualsiasi rapporto di lavoro pubblico e privato.

Infine, eccoci al farmacista-socio (e dunque al farmacista che partecipa ad
una società di farmacisti, di persone o cooperativa srl), e per il quale
la questione va posta in termini ancora diversi.

Egli, infatti, potrà non soltanto – come il titolare individuale di
farmacia – assumere liberamente (se del caso, a nome proprio) la
titolarità di aziende grossiste o di parafarmacie, ma anche –
differentemente dal titolare individuale – partecipare ad un numero
infinito di altre società di farmacisti e/o di società di gestione di
farmacie comunali.

Senonché, come abbiamo già illustrato in precedenza e ricordato un attimo
fa, persiste per il farmacista-socio il problema dell’incompatibilità con
la “posizione di … direttore o collaboratore di altra farmacia”, e questo
ci pare un impedimento non superabile, perché il dato testuale non ammette
interpretazioni sistematiche o evolutive in contrasto con esso, e pertanto
chi partecipa a più società diverse (con il comune e/o con altri
farmacisti) dovrà preoccuparsi di non assumere la direzione di alcuna
farmacia.

Tornando al Suo caso, insomma, se il bando di gara per l’assegnazione di
una quota (di maggioranza o di minoranza, non fa differenza) della società
di gestione impone all’aggiudicatario – come spesso è – l’assunzione della
direzione della farmacia comunale, non vi potrà partecipare né il titolare
individuale di farmacia, ma neppure (per quanto ora detto) un farmacista-
socio, a meno che, naturalmente, egli non rimuova tempestivamente la causa
di incompatibilità (con la cessione a terzi della farmacia o della quota
sociale).

(g.bacigalupo)

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