Sediva News del 29 maggio 2007

Ancora sulla determinazione dell’assegno di mantenimento del coniuge
separato.

La Corte di Cassazione è tornata ancora una volta sull’argomento, che del
resto – come è di comune esperienza – resta quantomai dibattuto.

Questa volta, dopo aver ribadito il principio secondo cui è pur sempre il
tenore di vita (goduto dai coniugi durante la convivenza) il profilo
fondamentale di riferimento in sede di valutazione di congruità
dell’assegno spettante al coniuge economicamente più debole, la Suprema
Corte ha affermato che a questi fini il giudice non può limitarsi a
considerare soltanto il reddito del coniuge onerato quale emergente dalla
documentazione fiscale prodotta, ma deve anche tener conto di qualsiasi
altro elemento di ordine economico suscettibile di incidere sulle
condizioni delle parti (quali la disponibilità di un consistente
patrimonio, anche mobiliare, e la conduzione di uno stile di vita
particolarmente agiato e lussuoso).

E se del caso, conclude la Cassazione, il giudice deve operare i dovuti
approfondimenti rivolti ad un pieno accertamento delle risorse economiche
anche attraverso indagini di polizia tributaria.

Insomma, ecco il nocciolo, se un titolare di farmacia , o un avvocato, o un
commercialista, dichiara fiscalmente un modesto reddito d’ esercizio o
di lavoro autonomo, ma poi conduce nel concreto – e questo accade molto
più spesso di quanto si possa pensare – una vita particolarmente
brillante, o comunque ben divergente da quella “in linea” con quel
reddito, non gli sarà agevole – nel caso in cui egli debba corrispondere
al coniuge separato un assegno di mantenimento – fare esclusivo conto su
quanto da lui dichiarato al Fisco, specie quando la sua “controparte” sia
in grado – ed è facile che sia così – di “indirizzare” il giudice verso
direzioni diverse da quelle risultanti dalla dichiarazione dei redditi.

Naturalmente, anche il coniuge più debole deve stare bene attento
alle…armi dello stesso tipo di cui l’altro possa disporre.

(s.lucidi)

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