Sediva News del 6 aprile 2007
Codice fiscale e partita iva nelle fatture: due elementi ormai
indispensabili – QUESITO
Da un po’ di tempo arrivano in farmacia delle comunicazioni dai miei
fornitori con cui mi viene richiesto di indicare e/o confermare i miei
dati anagrafici ed in particolare il codice fiscale e la partita iva.
A cosa serve? Sono obbligato a rispondere?
Per affrontare l’argomento è utile ripassare un po’ di storia fiscale della
nostra Repubblica.
Negli splendenti anni ’80 tutti i contribuenti titolari di partita iva
dovevano presentare annualmente l’elenco dei propri clienti e fornitori
completo dei dati anagrafici e dell’ammontare delle operazioni effettuate,
naturalmente in formato cartaceo.
Nei tetri anni ’90, però, questo noioso (perché tale era e tale sarà)
adempimento fu soppresso per la sua scarsa efficacia nella lotta
all’evasione: il controllo incrociato dei dati inseriti negli elenchi, e
cioè la coincidenza dell’ammontare delle vendite effettuate e dichiarate,
ad esempio, dal fornitore Tizio nei confronti di un suo cliente Caio con
l’ammontare degli acquisti effettuati e dichiarati dal medesimo
contribuente Caio nei confronti del suo fornitore Tizio, doveva avvenire
manualmente da parte degli uffici finanziari e quindi con scarsi o quasi
nulli risultati, considerata l’enorme mole di numeri.
Nei promettenti e ormai inoltrati anni 2000, infine, il Governo attuale,
aiutato dall’avvento della trasmissione telematica dei dati
all’Amministrazione finanziaria, ha deciso di rispolverare questo vecchio
adempimento, devolvendo l’onere di incrociare i dati al computer con
risultati sicuramente immediati e forse esaustivi: le eventuali discrepanze
dovrebbero emergere subito e potrebbero costituire l’input per successivi
accertamenti fiscali.
Ecco quindi spiegato il motivo del tanto affanno che caratterizza il
comportamento di tutti noi ( clienti e/o fornitori di qualcuno) nel
completare l’archivio dei dati anagrafici, appunto, dei rispettivi nostri
clienti e/o fornitori. Quindi, nessuna esitazione, né da parte Sua né da
parte di chiunque altro, a rispondere prontamente e correttamente alle
lettere, in questo caso, dei fornitori ed a comunicare quindi i dati
richiesti.
A questo punto, però, una raccomandazione: all’atto dell’emissione di una
fattura è indispensabile indicare sul documento il codice fiscale e la
partita iva (se egli ne è titolare) del cliente (oltre che, ovviamente, il
nome e cognome o ragione sociale, e l’indirizzo o sede legale), onde
evitare affannose e improduttive ricerche a fine anno per reperire i dati
mancanti, magari di un soggetto che non è cliente abituale.
Altrettanto è buona regola controllare che i fornitori “secondari” della
farmacia, e cioè i piccoli artigiani o i lavoratori autonomi, abbiano
indicato nella fattura il loro codice fiscale e la partita iva.
E’ evidente che, per le farmacie assistite, provvederà direttamente la
Sediva, e/o lo Studio Associato, all’assolvimento di questo riesumato
adempimento fiscale.
(r.santori)
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