Sediva News dell’8 marzo 2007

per il fisco la rinuncia all’usufrutto “vale” come donazione
tassabile.

L’Agenzia delle entrate con una recente risoluzione ha preso formalmente
posizione sul trattamento fiscale da riservare alla rinuncia volontaria al
diritto di usufrutto.

Secondo l’Amministrazione finanziaria, un atto del genere costituisce una
vera e propria donazione assoggettabile all’imposizione indiretta, dato
che, derivandone automaticamente il trasferimento dell’usufrutto al nudo
proprietario (che acquista, pertanto, la piena proprietà del bene), la
rinuncia all’usufrutto non soltanto comporta ex se questo accrescimento del
patrimonio di quest’ultimo, ma anche – ecco il punto – il contestuale
impoverimento del patrimonio del rinunciante; ed è proprio questo duplice
versante della rinuncia a realizzare, ad avviso dell’Agenzia delle Entrate,
lo schema sostanziale tipico degli atti di liberalità “presi di mira” dalla
legge ai fini dell’imposta di donazione (beninteso, qui si tratterebbe in
ogni caso di una donazione indiretta, anche se, ai fini fiscali, non c’è
differenza con le donazioni dirette).

Il caso concreto esaminato nella risoluzione è quello del padre
usufruttuario di un immobile il cui nudo proprietario e’ il figlio; per
effetto della reintroduzione dell’imposta di donazione, la rinuncia – se
formalizzata (l’atto pubblico non è però qui necessario, proprio perché non
si tratta di una donazione diretta) successivamente al 28 novembre 2006 –
deve quindi scontare l’imposta del 4% sia pure sul solo valore
dell’usufrutto eccedente la franchigia di un milione di euro (ma
considerando ai fini di quest’ultima – secondo la regola generale – anche
le eventuali donazioni, dirette o indirette, precedentemente operate dal
padre a favore dello stesso figlio).

Il discorso sarebbe invece ben diverso – sempre secondo l’Amministrazione
finanziaria – se il diritto di usufrutto si ricongiungesse alla nuda
proprietà – come perlopiù accade – soltanto per effetto della morte
dell’usufruttuario; in questo caso, infatti, nonostante l’indubbio
accrescimento patrimoniale – anche qui – per il nudo proprietario del bene
(che acquista, lo ripetiamo, la piena proprietà per effetto dell’estinzione
del diritto di usufrutto), non è dovuta alcuna imposta, né di successione
né di donazione, perché l’arricchimento non è stato conseguenza, questa
volta, di un atto negoziale ma di un fatto naturale – come il decesso
dell’usufruttuario – dal quale è derivata altresì, ma soltanto ex lege,
l’estinzione del diritto.

In sostanza, l’Agenzia delle Entrate ha voluto affermare il principio –
anche sulla scorta di talune pronunce della Cassazione – che la rinuncia
volontaria al diritto di usufrutto va equiparata alla sua cessione, nel
senso che l’una e l’altra comportano un arricchimento di derivazione
negoziale, e quindi sono ambedue tassabili sotto il profilo
dell’imposizione indiretta, anche se, evidentemente, con tributi
ontologicamente diversi (imposta di donazione per la prima, imposta di
registro per la seconda).
(s. lucidi)

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