Sediva News del 9 febbraio 2007

La regolarizzazione del lavoro in nero – QUESITO

Ho letto della possibilità di regolarizzare eventuali rapporti di lavoro
“irregolari”; e anzi, sembra sia prevista addirittura anche una sorta di
sanatoria per stabilizzare i co.co.co.. Vorrei chiarimenti in merito.

Le cose stanno sostanzialmente proprio come da Lei accennato.
Infatti, i datori di lavoro che hanno intrattenuto rapporti con lavoratori
“non in regola”, potranno, entro il 30 settembre 2007, regolarizzarli
inoltrando l’apposito modulo (probabilmente disponibile ben presto sia in
cartaceo che online) alla sede INPS territorialmente competente.
Tuttavia, perché la regolarizzazione abbia effetto, è necessario
preventivamente dar vita ad un “accordo aziendale”, nel quale siano
individuati i contratti di lavoro subordinato che si intendono stipulare, e
formalizzati gli atti conciliativi con cui si definiranno tutti i debiti
retributivi per i periodi precedenti (in ogni caso, non anteriori a 5 anni)
tra il datore di lavoro e i lavoratori.
Nel quadro di questa “sanatoria”, in particolare, il datore di lavoro
dovrà versare due terzi (risparmiando quindi un terzo dell’importo) dei
contributi complessivamente dovuti, corrispondendo un quinto della somma
all’atto dell’istanza, ed i residui quattro quinti in 60 rate mensili di
pari importo e a zero interessi.
La “sanatoria”, oltre ad estinguere qualsiasi profilo penale
eventualmente connesso alle omissioni contributive, permetterà al datore di
lavoro di beneficiare anche di un ulteriore “premio” consistente nella
sospensione per un anno di tutte le ispezioni e verifiche da parte degli
organi addetti al controllo e alla vigilanza in materia contributiva (anche
se, sempre entro il termine di un anno dalla presentazione della richiesta
di regolarizzazione, egli dovrà mettere in atto tutti gli adempimenti
relativi alla sicurezza sul lavoro).
Quanto, invece, ai co.co.co. (ed anche ai co.co.pro.), la Finanziaria 2007
offre un’altra e diversa forma di “sanatoria”, laddove, beninteso, quei
rapporti siano di lavoro autonomo soltanto “sulla carta” ma in fatto
caratterizzati da tutti gli elementi tipici del lavoro subordinato
(osservanza di un orario prestabilito, vincolo di subordinazione ecc.);
sotto l’aspetto contributivo tale regolarizzazione comporta per il datore
di lavoro l’obbligo di versare alla Gestione separata dell’INPS, anche qui
secondo un piano di rateazione, un contributo straordinario integrativo.
Infine, la regolarizzazione, in questo come pure nell’ipotesi precedente,
comporta comunque, attenzione, la trasformazione della (apparente)
collaborazione in un (effettivo) rapporto di lavoro subordinato di durata
non inferiore a 24 mesi; e, come per l’emersione del lavoro “nero”, sarà
necessario stipulare “accordi aziendali” ed anche – per definire qualsiasi
pretesa risarcitoria e/o contributiva dell’”ex co.co.co.” – accordi in
presenza delle Commissioni preposte agli atti di conciliazione individuale
(artt. 410-411 cpc).

(gio.bacigalupo)

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