Sediva News del 27 novembre 2006

la cassazione sulle opere d’arte

I quadri (e le opere d’arte in genere), acquistati per abbellire, arredare
e valorizzare le pareti di un’ unità immobiliare utilizzata per l’esercizio
di un’attività commerciale, non sono beni strumentali ammortizzabili, ma
mero investimento patrimoniale.

Così si è espressa la Corte di Cassazione con riguardo a talune rettifiche
operate dall’Agenzia delle Entrate sul reddito di impresa di un albergo in
conseguenza del mancato riconoscimento della deducibilità delle quote di
ammortamento di alcuni quadri acquistati (per essere “appesi” appunto a
quelle pareti..).

Secondo la Suprema Corte, infatti, l’ammortamento consiste in una
“procedura tecnico-contabile finalizzata a quantificare il logorio fisico
ed economico di un bene”, cioè, di quel bene che, utilizzato nella o per
l’attività, è suscettitibile di deperimento e/o consumo.

I quadri e le altre opere d’arte, quindi, non possono essere ritenuti
“normali” beni strumentali, ma un vero e proprio investimento patrimoniale,
anche tenuto conto della concreta possibilità di una loro rivalutazione
negli anni.

Vale la pena, però, rammentare che alcune norme specifiche considerano i
costi sostenuti, ad esempio, dall’impresa per l’acquisto di opere d’arte,
come spese di rappresentanza, che possono, come tali, essere pertanto
portate in deduzione (nella misura massima di un terzo del loro ammontare)
per quote costanti nell’esercizio in cui sono state sostenute e nei
quattro successivi (e quindi in ragione di 1/15 del costo per cinque
anni).

(v.pulieri)

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