Sediva News del 15 novembre 2006

Occhio agli effetti penali delle violazioni fiscali – QUESITO

Si parla tanto di un ritorno alle “manette agli evasori”, ma non sono
riuscito a capire quali sono in realtà oggi le violazioni fiscali che
hanno rilevanza anche penale.

Ogni anno leggiamo sulla stampa i “risultati” ottenuti dalla Guardia di
Finanza nello scovare evasori totali che hanno sottratto alla tassazione
redditi molto cospicui.
In realtà, questa, nella lotta all’evasione, è soltanto la prima fase e la
più “reclamizzata” , ma non è certo la più fruttifera per l’Erario, dato
che i problemi per il Fisco cominciano a sorgere nella seconda fase, che è
quella della riscossione delle imposte corrispondenti appunto ai redditi
accertati.
Nel concreto, infatti, l’attività di riscossione coattiva risulta
generalmente poco produttiva (se non del tutto improduttiva), perché il
“vero evasore” raramente è in grado – almeno sulla carta – di assolvere
l’obbligazione tributaria finendo egli spesso (magari del tutto
artatamente) per non figurare possessore di alcun bene su cui procedere ad
espropriazione forzata.
Ed è proprio per tali ragioni, in sostanza, che il legislatore negli
ultimi tempi ha ritenuto necessario procedere con interventi mirati,
tendenti cioè ad attenuare il fenomeno, e appunto a questi fini ha
modificato il d.lgs. 74/2000 (“erede” della famosa L. 516/82 nota come
“manette agli evasori”) prevedendo queste specifiche fattispecie:
– reclusione da sei mesi a due anni, per chiunque non versi – entro il
termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale dei
sostituti d’imposta (mod. 770) – le ritenute fiscali risultanti dalle
certificazioni rilasciate ai terzi (dipendenti, lavoratori autonomi,
associati di lavoro, ecc.) per un ammontare superiore a € 50.000,00 per
ciascun periodo d’imposta (norma in vigore dal 01/01/2005);
– reclusione da sei mesi a quattro anni (come contemplato già nel citato
d.lgs. 74/2000), per chiunque alieni o compia atti fraudolenti sui propri
beni idonei a rendere inefficace, in tutto o in parte, la procedura di
riscossione coattiva, al fine di sottrarsi al pagamento delle imposte sui
redditi o sul valore aggiunto ovvero di interessi e sanzioni amministrative
relativi alle imposte stesse di ammontare complessivo superiore a €
51.645,00;
– reclusione da sei mesi a due anni, infine, per chiunque (è una novità
contenuta nel decreto-Bersani: v. Sediva news del 12/07/2006) non versi
l’iva dovuta in base alla dichiarazione annuale entro il termine per il
versamento dell’acconto-iva relativo all’anno successivo (27 dicembre) per
un ammontare superiore ad € 50.000,00 per ciascun periodo d’imposta, ovvero
utilizzi in compensazione crediti non spettanti o inesistenti.
Come si vede, non sono novità…epocali, e però il non elevato importo-
base oltre il quale si configura il reato può far pensare – questa volta –
a deterrenti autentici ed efficaci per l’evasore anche non… incallito
(perché è ovviamente più facile restare oggi intrappolati nelle maglie
penali); per di più, si tratta di figure criminose in grado di colpire
anche comportamenti antecedenti al 4 luglio 2006 (data di entrata in
vigore del decreto-Bersani), perché viene in discussione, lo si sarà
compreso, anche l’ esercizio 2005 …

(r.santori)

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