Sediva News del 25 settembre 2006

Chi può aprire una “sanitaria” – QUESITO

È possibile essere soci di una farmacia e aprire una sanitaria, a nome
della società o dei soci, anche in una località estranea alla nostra sede
farmaceutica?

Questo è soltanto uno – e neppure il più fantasioso – dei tanti quesiti che
riceviamo sul tema, perché sono davvero numerosi i farmacisti (e tra loro
non sono pochi i titolari di farmacia…) che sembrano desiderosi di aprire
“parafarmacie” qua e là (ubicate, possibilmente, tra una farmacia e
l’altra…), così da poterle naturalmente esercitare nel più ampio spettro
(SOP e OTC) offerto dal decreto-Bersani, che, ribadiamolo ancora, riguarda
sia le grandi e medie strutture di vendita, che anche i semplici esercizi
di vicinato (come generalmente sono le “parafarmacie”).

Le ragioni di questa “corsa alla sanitaria” – che si tratti di un titolare
di farmacia, ovvero di un farmacista non titolare – possono essere anche
intuitive, pur se ovviamente diverse nei due casi; molto meno sicuro può
invece rivelarsi l’esito di tali iniziative, perché, a parte in qualche
caso un certo ruolo “strategico” delle “parafarmacie”, su una loro
autentica valenza economica qualche dubbio è lecito.

In ogni caso, venendo al quesito, il socio (cioè la persona fisica del
socio) di una società titolare di farmacia (al pari, del resto, del
titolare in forma individuale) può esercitare – intestandosele, ben
s’intende – tutte le “sanitarie” (o “parafarmacie”, o “erboristerie”) che
vuole, ovunque esse siano ubicate.

Certo, potrebbero insorgere eventuali profili di natura disciplinare (di
competenza perciò dell’Ordine dei farmacisti) laddove la “sanitaria” sia
attivata all’interno di una sede farmaceutica diversa da quella cui
afferisce la farmacia sociale e si avvalga (come sicuramente sarebbe anche
il vostro caso) del decreto-Bersani istituendovi appunto un reparto ad hoc
per la vendita di SOP e OTC. Senonchè, un aspetto del genere meriterebbe
dapprima un’adeguata “rivisitazione” proprio con riguardo alle nuove
prospettive aperte dalla l. 4/8/06 n. 248, dato che la “liberalizzazione”
del farmaco da banco potrebbe forse comportare connotazioni diverse di
certi “antichi” illeciti disciplinari.

Invece, ben diversamente, la “parafarmacia” non potrebbe essere intestata
alla snc come tale, perché l’art. 5 della l. 248/06 ha lasciato in piedi il
disposto della prima parte del II comma dell’art. 7 della l. 362/91 che
impone, “come oggetto esclusivo” della società (cioè, del suo atto
costitutivo/statuto), la “gestione di una farmacia” (anche se, per la
verità, qui la norma va sicuramente “riscritta” sempre alla luce del
decreto, che, come sappiamo, consente oggi ad una società di persone di
assumere la titolarità “dell’esercizio di non più di quattro farmacie…”,
e quindi non più di una soltanto, come era fino a ieri).

In ogni caso, qualunque sia la nuova e diversa portata del II comma
dell’art. 7, sembra comunque interdetto alla società l’esercizio di una
qualsiasi attività commerciale diversa dalla farmacia, perché con la
farmacia, almeno allo stato, la “parafarmacia” – pur ampliata a SOP e OTC –
nulla può aver a che vedere.

(g.bacigalupo)

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