Sediva News del 27 luglio 2006

Il pagamento del prezzo e la figura del mediatore immobiliare nella Manovra
-Prodi

Come si è visto in precedenza, è scattato l’obbligo di indicare, nei rogiti
delle compravendite immobiliari intervenuti dal 4 luglio, anche le modalità
“analitiche” di pagamento del prezzo, con la specificazione dell’eventuale
ricorso, da parte dei contraenti, all’opera di un mediatore.

In particolare, in relazione alle modalità di pagamento, deve ora essere
segnalato se esso è avvenuto mediante bonifico bancario (indicandone gli
estremi) oppure mediante assegni bancari, postali o circolari.

Dovrà essere, inoltre, precisato se il pagamento sia avvenuto in contanti,
ricordando però che la somma, in questo caso, non potrà essere superiore ai
dodicimila e cinquecento euro, pena una sanzione pecuniaria compresa fra
l’1% ed il 40% del totale.

Queste disposizioni, si badi bene, si applicano anche con riguardo ai
pagamenti effettuati anteriormente alla stipula (anche se operati prima del
4 luglio), a titolo di acconto o caparra confirmatoria, ma non per quelli
posteriori all’atto, pur se dichiarati nel rogito.

Per quanto concerne, invece, l’eventuale presenza di un mediatore,
nell’atto dovrà esserne espressamente indicato il nome ed il numero di
partita iva o codice fiscale, nonché la spesa sostenuta per la mediazione,
oltre alle modalità di liquidazione del compenso.

Tuttavia, le spese corrisposte al mediatore dal 1 gennaio 2007 potranno
essere, anche se parzialmente, recuperate nella dichiarazione dei redditi
sotto forma di detrazione del 19% dell’ammontare pagato, con un tetto di
spesa, perdipiù, di € 1.000,00 cosicché, in pratica, la detrazione massima
fruibile sarà pari ad euro 190,00 (non è certo una grossa
agevolazione…).

Infine, attenzione: in caso di omessa, mendace od incompleta
dichiarazione sui metodi di pagamento e/o sulla presenza del mediatore,
si rischiano sanzioni amministrative dai cinquecento ai diecimila euro,
accertamenti fiscali sul bene trasferito, ed anche la sanzione prevista
dall’articolo 483 del codice penale che punisce la falsità ideologica
commessa da un privato in un atto pubblico (fino a due anni di reclusione).

(r.santori)

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