Sediva News del 19 luglio 2006

I delicati risvolti dell’affido condiviso – QUESITO

Sono separato consensualmente da mia moglie da oltre un anno, e vorrei
chiedere al giudice l’affidamento condiviso di nostro figlio (la sentenza
di separazione lo prevede a favore di mia moglie), utilizzando quindi la
nuova legge di cui anche voi avete parlato. Ma il mio avvocato ha sollevato
dubbi di vario genere.

Molti genitori (soprattutto padri) vorrebbero in effetti far ora ricorso
alla l. 8/02/2006 n. 54 (cui abbiamo fatto qualche cenno nella Sediva news
del 20/03/2006) per modificare quanto concordato con il coniuge (in sede
di separazione) sull’affidamento dei figli, chiedendo appunto che esso
diventi oggi condiviso.
Senonchè, la vicenda non è affatto semplice sotto l’aspetto pratico
(neppure sotto quello processuale, per la verità), e perciò il Suo
avvocato può avere ragione. E vediamo perchè.
La nuova legge, dichiaratamente dettata nel prevalente interesse dei figli,
vorrebbe dunque garantire loro la presenza responsabile di entrambi i
genitori, attuando così il principio della c.d. bigenitorialità; però essa
ha inteso indubbiamente anche attribuire una migliore tutela al genitore
che, a seguito della separazione, si è visto privato sia dell’affidamento
(in senso lato) che del concreto esercizio della potestà e che invece,
con la riforma, resterebbe estromesso – almeno in via generale –
soltanto da un regime di convivenza con la prole.
Ora, i coniugi/genitori separati devono avere ben presente che la
separazione li riguarda come coniugi e non anche come genitori, dato che
a loro carico è sancito saldamente, nel “novellato” art. 155 c.c., il
dovere di garantire ai figli un rapporto equilibrato e soddisfacente con
ambedue.
Il vero è, purtroppo, che questa ennesima dichiarazione di intenti del
legislatore riguarda piuttosto situazioni idilliache che raramente si
riscontrano però nella realtà, e quindi, nonostante la portata decisamente
innovativa dei nuovi (e un po’ astratti) principi ispiratori, le cose si
complicano non poco quando si tenta di tradurli in pratica.
Ed è forse proprio per questo che, ben consapevole degli ostacoli
applicativi della riforma (che sta comunque appesantendo gravemente i
giudizi di separazione in corso, oltre a riaprire quelli già definiti) , la
legge ha voluto circoscrivere le decisioni che i genitori – ove
l’affidamento sia condiviso – dovranno assumere in comune e con
responsabilità congiunta; e si tratta, in particolare, delle scelte di
maggiore interesse, ovvero attinenti alla cura, all’istruzione ed
educazione dei figli.
Quando si versi, invece, in decisioni, diciamo, di ordinaria
amministrazione, il giudice, nonostante il c.d. condiviso, può stabilire
che i genitori esercitino la potestà “separatamente”, quindi, si badi bene,
non in via esclusiva!
Inoltre, si ricordi che neppure l’affidamento congiunto può, come
accennato, porre rimedio alla perdita, per uno dei coniugi, della
convivenza con i figli, e quindi ad una delle conseguenze ineliminabili
della separazione, quella appunto secondo cui la prole – sotto l’aspetto
abitativo – deve essere necessariamente “collocata” con uno soltanto dei
genitori, con tutto quello che ne può derivare in termini di rapporti più
stretti e continuativi con il genitore convivente.

Ma l’autentico problema resta quello che, trattandosi di comportamenti e di
affetti, diventa in ogni caso difficile usare lo strumento normativo, nuovo
fin che ci pare, per disciplinare correttamente gli uni e rendere
tangibili gli altri; cosicché, il condiviso, ove anche possa in qualche
modo soddisfare i pur legittimi desideri genitoriali del coniuge non
affidatario, non è certo la panacea di tutti i mali, perché, da solo, non
può sicuramente porre un vero rimedio ad una (eventuale) conflittualità
tra i coniugi/genitori, ed anzi può perfino accentuarla, quel che la legge
di riforma (che , spiace dirlo, appare un po’ frettolosa, come del resto
parecchi provvedimenti di fine legislatura…) sembra avere ignorato o
scarsamente considerato.
In conclusione, pertanto, il genitore non affidatario, prima di invocare
giudizialmente l’affido condiviso, dovrà valutare con grande scrupolo la
qualità dei suoi rapporti con il coniuge (o ex coniuge), perché i problemi
di tutti i giorni possono esporre i figli, nel concreto, ad un regime di
vita solo in apparenza confortato dalla bigenitorialità, ma in realtà più
sofferto e confuso del precedente.
(g.bacigalupo)

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