Sediva News del 30 marzo 2006

il trattamento fiscale del pranzo offerto dalla farmacia

Un recente parere del Comitato per l’antielusione torna sulla tormentata
questione del trattamento fiscale delle spese di ristorazione sostenute
dall’imprenditore.
Scendendo subito nel concreto – e tenendo debito conto degli spunti che
emergono dal parere – sottoponiamo alla migliore meditazione delle farmacie
assistite alcune notazioni di agevole comprensione, che possono però
rivelarsi utili quando ci si trova ad offrire un pranzo nel contesto
dell’attività lavorativa, specie, naturalmente, al fine di valutare la
convenienza fiscale di mettere mano…al portafoglio al momento della
presentazione del conto.
Questi, quindi, i casi che possono presentarsi più frequentemente.
– Se il pranzo viene offerto ad un cliente con il quale, nel corso
dell’incontro, si è concluso un importante contratto di fornitura di
medicinali (ad una clinica privata, per esempio): l’onere deve
considerarsi come un vero e proprio costo di esercizio ed è interamente
deducibile nell’anno in cui è stato sostenuto, perché qui la stretta
correlazione tra la spesa e i ricavi derivanti dal contratto di fornitura
(la famosa inerenza) qualifica la spesa come un autentico costo di
gestione, che perciò esula in modo non equivoco da qualsiasi attività
pubblicitaria, propagandistica o di rappresentanza.
– Se il pranzo è offerto, invece, nel quadro di un incontro meramente
preliminare, cioé preparatorio di un eventuale futuro rapporto definitivo,
la spesa diventa “di propaganda” e, come tale, è deducibile sia
nell’esercizio in cui viene sostenuta (come nel caso precedente), ovvero,
a scelta libera dell’imprenditore, per quote costanti in cinque anni. In
tal caso, infatti, anche se l’onere presenta una correlazione soltanto
indiretta con l’attività di vendita, esso è comunque destinato a
sollecitare l’ “interesse” nella specifica area di operatività della
farmacia o in ogni caso a provocare nel concreto l’acquisizione di nuova
clientela, e dunque non si rivolge genericamente (come, invece, fa la
spesa di rappresentanza) alla promozione in senso lato dell’immagine della
farmacia.
– Infine, se il pranzo è offerto “tout court” ad un cliente, al di fuori
quindi di un qualunque specifico affare (in sede preliminare o
conclusiva), ovvero – evenienza non infrequente – a dipendenti in
occasione di festività o ricorrenze (il pranzo di Natale, tanto per
intenderci), la spesa diventa sicuramente di rappresentanza, e pertanto è
deducibile per un solo terzo, e, per di più, in cinque quote costanti,
perché qui essa non presenta alcuna correlazione, neppure indiretta, con
la specifica attività di vendita della farmacia, limitandosi (per così
dire) a promuoverne soltanto genericamente ed indistintamente l’“immagine”
presso i terzi (nello specifico, mediante il messaggio positivo “lanciato”
dall’ospitalità conviviale).
Come si vede, offrire un pranzo non é sempre… facilissimo, perlomeno
sotto il profilo fiscale, perché le tre diverse ipotesi esaminate possono
presentarsi nella pratica con caratteristiche molto vicine tra loro,
cosicché, in conclusione, anche questa vicenda va talora risolta con
un’analisi caso per caso e senza mai dimenticare che il Fisco tende
generalmente, spesso con eccessiva disinvoltura, a considerare nel concreto
questo tipo di costo come spesa di mera rappresentanza.

(s.civitareale)

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