Sediva News del 31 gennaio 2006

I possibili conflitti tra l’acquirente e il venditore nelle compravendite
immobiliari

Come sappiamo, le cessioni di immobili acquistati o costruiti da non più di
cinque anni (abitazioni principali escluse, naturalmente) possono generare
per il venditore una plusvalenza, da assoggettare o a tassazione normale
(ordinaria o separata) ovvero, a scelta, con il nuovo regime alternativo di
imposizione sostitutiva introdotto dalla Finanziaria 2006 (v. Sediva news
del 22/12/2005).

Ora, se guardiamo all’altro importante intervento in materia di tassazione
degli immobili contenuto sempre nella Finanziaria 2006, cioè quello che ha
introdotto il pagamento delle imposte sugli atti di cessione di abitazioni
tra privati in base al valore catastale (v. news ora citata), ci accorgiamo
che con questo sistema, in caso di cessioni “plusvalenti”, il venditore
potrebbe venire nel concreto fortemente penalizzato rispetto al passato.

Invero, se l’acquirente chiede la tassazione catastale con l’indicazione
nel rogito del prezzo effettivamente pagato, sia per il vantaggio dello
sconto nella fattura del notaio, sia perché, ad esempio, vuole detrarre per
intero gli interessi sul mutuo “prima casa” (v. Sediva news del
18/01/2006), la parte venditrice può trovarsi costretta a “denunciare”
l’intera plusvalenza conseguita, assoggettata come tale, per quanto appena
rilevato, a tassazione ai fini delle imposte dirette.

Il venditore, in sostanza, potrebbe tentare in questi casi di convincere
l’acquirente a scegliere il vecchio sistema di denunciare come
corrispettivo riscosso o pattuito – per porsi al riparo dalla ripresa
“automatica” dell’Ufficio – il solo valore catastale.

Perciò, il nuovo sistema di tassazione potrebbe far sorgere su questo punto
qualche conflitto fra le parti, che pertanto dovranno andare al rogito con
le idee molto chiare sul da farsi.

(s.civitareale)

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