Sediva News del 12 gennaio 2006

I fondi comuni di investimento – QUESITO

Un promotore finanziario mi ha offerto l’opportunità di sottoscrivere
alcuni fondi comuni di investimento, ma ho le idee confuse perché ne
esistono tanti tipi. Potete farmi un quadro della situazione distinguendo
le varie tipologie?

I fondi comuni di investimento sono degli organismi di investimento
collettivo del risparmio e costituiscono uno dei canali più importanti
attraverso il quale gli individui e le famiglie investono le loro risorse.
In pratica, i fondi di investimento liberano i risparmiatori dalla scelta
delle forme di impiego della ricchezza detenuta, gestendole per loro conto
prevalentemente nei settori di investimento mobiliare a rendimento
variabile e raramente nel settore immobiliare.

La prima importante distinzione è tra i fondi aperti e i fondi chiusi e
riguarda le modalità di emissione delle quote che, nei primi, avviene in
via continuativa, mano a mano che i risparmiatori interessati ne fanno
richiesta e ai prezzi che di giorno in giorno si formano, mentre nei fondi
chiusi l’emissione ha luogo nell’arco di tempo prestabilito, ad un prezzo
prefissato ed entro limiti quantitativi preventivamente comunicati.
Inoltre, nei fondi aperti l’investitore ha diritto di chiedere in ogni
momento il riscatto della quota, mentre in quelli chiusi il diritto di
riscatto è esercitabile soltanto al termine della durata prevista del fondo
e quindi quando avrà luogo la liquidazione degli investimenti in essere.

Un’altra importante distinzione tra i fondi riguarda la composizione del
loro portafoglio, ed esattamente :
– i fondi azionari devono avere almeno il 70% del patrimonio investito in
azioni e possono essere specializzati in azioni italiane, in azioni
europee, in azioni di altri paesi o in azioni di società appartenenti a
specifici settori;
– i fondi immobiliari possono essere a loro volta specializzati in
immobili ad uso commerciale o in aree da riconvertire e sviluppare;
– i fondi flessibili sono quelli che possono modificare la ripartizione
degli investimenti in misura assai considerevole ed il patrimonio potrà in
alcuni momenti essere interamente investito in azioni ed in altri
totalmente in titoli di debito: più è ampia la discrezionalità di
comportamento del gestore e più è difficile inquadrare ex ante il
rendimento e la categoria di rischio del fondo, ma, considerato che la
tendenza è quella di investire una percentuale rilevante del patrimonio in
azioni, il grado di rischio dei fondi flessibili è tendenzialmente elevato
e simile a quello dei fondi azionari;
– i fondi obbligazionari hanno un portafoglio prevalentemente costituito
da titoli di debito a medio e lungo termine emessi sia da Stati ed Enti
pubblici che da società private e, salvo il caso dei fondi misti, è
precluso l’investimento in azioni;

– i fondi di liquidità o monetari investono in titoli di debito a breve
termine di emittenti con
elevata solvibilità (anche emessi dal Tesoro e da organismi pubblici) e
negoziabili in un mercato ampio ed efficiente e conseguentemente
rispondono alle preferenze degli investitori con bassa propensione al
rischio ed orizzonte temporale piuttosto breve;
– i fondi bilanciati sono quelli che investono in azioni per importi
compresi tra il 10 ed il 90% del portafoglio e quindi sono rappresentati
da una categoria molto ampia con fondi tra loro spesso comparabili:
pertanto, è necessario che l’investitore legga attentamente il
regolamento per comprendere il profilo di rischio e di rendimento del
fondo stesso in quanto si possono presentare livelli di rischio assai
diversi.

Come si vede, la scelta del fondo da sottoscrivere deve sempre tener conto
del principio, peraltro fondamentale nel mercato finanziario in genere,
secondo il quale a rendimenti attesi più elevati corrispondono rischi più
alti. E comunque, l’errore più comune degli investitori consiste nello
scegliere i fondi confrontando i rendimenti dei precedenti dodici mesi,
tenendo invece poco in considerazione il rischio e privilegiando così i
gestori più aggressivi i cui risultati possono essere nel tempo molto
volatili.

(Studio Associato)

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