Sediva News del 16 novembre 2005

La ricognizione delle utenze

Sembra che per nuovi contratti di utenza (luce, acqua e gas) sia
obbligatorio comunicare all’azienda erogatrice del servizio i dati
catastali dell’immobile. E’ vero?

Si tratta, in effetti, di un altro esempio di “cooperazione
all’accertamento” introdotto dalla Finanziaria 2005 (L. 311/2004), e ne ha
parlato recentemente anche una circolare dell’Agenzia delle Entrate.

Come è intuitivo, la finalità di tale adempimento – in vigore dal 1° aprile
di quest’anno – è quello di far emergere, attraverso questa “ricognizione
delle utenze”, non solo le locazioni immobiliari non dichiarate, ma anche
“eventuali attività economiche sconosciute o sottofatturate” (così,
testualmente, l’Agenzia delle Entrate).

In estrema sintesi, si tratta di questo.

I gestori delle utenze di luce, acqua e gas, con riferimento ai contratti
stipulati, o rinnovati (anche tacitamente) appunto dall’1/04/2005, devono
chiedere ai loro intestatari (pur se non proprietari dell’immobile, ma
“semplici” conduttori) di comunicare i dati catastali dell’unità (abitativa
o commerciale che sia), i quali saranno tuttavia “girati” – pari pari – dai
gestori all’anagrafe tributaria (sulle modalità di acquisizione, la
circolare, nel silenzio della legge, “suggerisce” l’invio di un
questionario da compilare e restituire).

Inoltre, l’inadempimento a questa formalità è sanzionata in capo sia al
gestore che all’utente, ciascuno per le proprie incombenze, naturalmente;
e, secondo l’Agenzia, “non può assumere alcun rilievo l’eventuale
difficoltà, riscontrata da chi non sia proprietario, nel reperire e
trasmettere i dati catastali al gestore”.

Quanto alle sanzioni, esse ammontano, per i gestori, ad un importo da 206
euro a 5.164 euro, ridotto alla metà se la comunicazione è effettuata ma
contiene dati incompleti o inesatti. Senonchè, come accennato, il gestore
si limita, in linea di massima, a “girare” all’anagrafe tributaria i dati
così come comunicati dall’utente, e dunque, ove quest’ultimo non li inoltri
ovvero si tratti di dati inesatti e incompleti, sarà verosimilmente proprio
l’utente a subire in ultima analisi la sanzione, che per lui ammonta però
da 103 euro a 2.065 euro (anche se il gestore del servizio dovrà segnalare
l’eventuale omissione all’Agenzia delle Entrate che a propria volta farà
scattare gli opportuni controlli…).

Vale dunque la pena conservare con cura copia del modello del questionario
inviato al gestore (con raccomandata a.r., naturalmente).

(Studio Associato)

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