Sediva News del 14 novembre 2005

La regolarizzazione di lavoratori extracomunitari – QUESITO

Vorrei sapere quali sono i rischi (civili o anche penali) derivanti
dall’instaurazione di un rapporto di lavoro con una “badante” senza
permesso di soggiorno; e vorrei anche conoscere i modi, se ve ne sono, per
regolarizzarlo.

Sono quesiti sempre molto attuali, perché i lavoratori extra-comunitari di
fatto occupati in Italia sono molto più numerosi di quelli regolari o
regolarizzati.
Naturalmente, come certo Le sarà noto, il datore di lavoro (che si tratti
di un domestico o un impiegato, non fa differenza) deve verificare, prima
di “occuparlo”, che il lavoratore extra-comunitario sia titolare di un
“permesso di soggiorno” che gli consenta appunto un’attività di lavoro
subordinato (ricordiamo che i permessi di soggiorno sono oggi rilasciati
anche per: lavoro autonomo, famiglia, studio, ricongiungimento familiare,
ingresso al seguito del lavoratore, motivi umanitari). E chi assume un
lavoratore extra-comunitario privo di permesso “, si badi bene, è punito
con l’arresto da tre mesi ad un anno, e con l’ammenda di 5000 euro per ogni
lavoratore impiegato” (d.lgs. 2/07/1998 n. 286, modificato ed integrato
dalla L. 189 del 30/7/2002: art. 22, comma 12). Come vede, è un reato, sia
pure contravvenzionale.
Quanto, invece, alla regolarizzazione di un lavoratore “clandestino”, al
momento non sono previste sanatorie (praticamente c’è stata, del resto,
soltanto quella prevista dalla legge c.d. “Bossi-Fini”).
Si può però tentare di porre rimedio ad un’assunzione di fatto già avvenuta
(che – ci pare di capire – è forse il Suo caso, anche se, come accennato,
sono molti i “clandestini” nel concreto occupati), ma l’iter è piuttosto
complicato, come potrà verificare direttamente presso la Direzione
Provinciale del Lavoro competente (perché passa, oltre che per la DPL,
anche per la Questura, l’Ambasciata italiana nel Paese di provenienza del
lavoratore, il Centro per l’Impiego, lo Sportello Unico per l’Immigrazione,
e probabilmente per qualche altro ufficio pubblico che ora dimentichiamo…).

In ogni caso, annualmente (di solito, tra dicembre e gennaio) il Governo
emana un decreto-flussi che stabilisce il numero dei (nuovi) lavoratori
extra-comunitari ammessi in Italia per motivi di lavoro, e pertanto questa
procedura di “regolarizzazione” del nuovo lavoratore deve essere osservata
con la massima rapidità, cioè, in sostanza, non appena pubblicato nella
G.U. quel provvedimento governativo.
Giova infine rammentare che dal 1 maggio 2006 tutti i cittadini dei 10
Paesi recentemente aggiunti ai vecchi 15 (a formare l’”Europa dei 25”), e
quindi non più soltanto ciprioti e maltesi, potranno circolare liberamente
in questa nuova UE, e quindi altrettanto liberamente occuparsi in qualunque
Stato-membro, senza bisogno di permessi di soggiorno od altro; e questo, in
particolare, può valere per quei Paesi dai quali per anni, anche se ora
molto meno, sono arrivati in Italia molti lavoratori, soprattutto domestici
(si pensi alle tante “badanti” di nazionalità polacca…).
(gio.bacigalupo)

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