Sediva News del 9 novembre 2005

Il bonus “prima casa” non ammette generalmente ritardi

E’ necessario preliminarmente ricordare che per poter usufruire dei
benefici della prima casa (ovvero, per non decadere da essi) l’acquirente
deve trasferire la residenza nel comune dove l’immobile è ubicato (e quindi
non necessariamente, come sappiamo, in quell’immobile) entro 18 mesi dalla
stipula dell’atto di acquisto.

Senonchè, talora il rispetto di questo termine può rivelarsi oggettivamente
impedito per l’acquirente (come può essere il caso di un “immobile/prima
casa” acquistato ancora in fase di costruzione), e quindi, perlomeno in
tali evenienze, l’inutile decorso dei 18 mesi può non comportare ipso jure
la decadenza del contribuente dal bonus (che, non dimentichiamolo, egli
consegue al momento stesso dell’acquisto): questa conclusione deve
ritenersi senz’altro insita nel sistema.

Abbiamo detto, però, che deve trattarsi di un impedimento oggettivo, ed è
qui che è ora intervenuta la Cassazione, che, con la decisione 20066 del 17
ottobre u.s., ha precisato che l’acquirente perde invece i benefici quando
il mancato suo utilizzo dell’immobile, entro i termini previsti dalla
legge, sia dipeso – questa era la fattispecie decisa dalla Suprema Corte –
dal ritardo da parte del Comune nel rilascio della concessione edilizia in
sanatoria.

Invero, in questo caso – precisa la Cassazione – non siamo in presenza di
una vicenda (il ritardo, cioè, del provvedimento comunale) oggettivamente
impeditiva dell’utilizzo dell’unità come abitazione, perché il
contribuente, al momento dell’acquisto dell’immobile sprovvisto di
sanatoria, era consapevole di non poter godere del bene come propria
principale abitazione, se non previo, appunto, il rilascio della
concessione comunale.

Come si vede, la prima casa comporta un gran daffare per tutti, giudici
compresi, che sicuramente hanno ancora molto da dire sull’argomento, perché
punti oscuri ve ne sono ancora parecchi.

(v.taurelli salimbeni)

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