Sediva News del 28 ottobre 2005

Ici sulla casa assegnata al coniuge separato – quesito

Mi sono separato da poco e l’appartamento in cui vivevo con mia moglie e’
stato assegnato a quest’ ultima. Ho letto recentemente sulle Vostre news
che la Corte di cassazione ha stabilito che il pagamento dell’ici sulla
casa familiare spetta al coniuge proprietario (che sono io) e non al
coniuge assegnatario; devo quindi continuare a pagare l’ici anche se non
utilizzo più l’appartamento? Personalmente, mi sembra un’ingiustizia.

Con la decisione da Lei richiamata (v. Sediva news del 30/09/2005), la
questione – sempre molto dibattuta – su chi debba scontare l’Ici sulla casa
assegnata in caso di separazione pare dunque giunta ad una definizione,
almeno sul piano giurisprudenziale. Non dobbiamo dimenticarci, però, che il
primo “interlocutore” del contribuente non è il giudice (e tanto meno la
Cassazione, che rappresenta “l’ultimo” giudice) ma l’Amministrazione
finanziaria, ed è quindi importante sapere anche qual è la posizione di
quest’ultima sull’argomento.
Ebbene, l’Agenzia delle Entrate dapprima ha sostenuto (circolare 118 del 7
giugno 2000) che spetta al coniuge assegnatario e non al coniuge
proprietario dell’immobile pagare il tributo, assimilando, di fatto,
l’assegnazione della casa familiare al coniuge separato al diritto
d’abitazione spettante al coniuge superstite (in caso di premorienza
dell’altro) che, come sappiamo, è soggetto passivo Ici indipendentemente
dalla proprietà dell’immobile.
Senonchè, qualche tempo fa l’Amministrazione è sembrata cambiare indirizzo,
visto, in particolare, che nelle “Istruzioni” per la dichiarazione Ici 2004
è stata soppressa la notazione (presente invece nelle “Istruzioni”
precedenti), secondo cui “è altresì assimilabile al diritto reale
d’abitazione quello spettante al coniuge divorziato, separando o separato
consensualmente o giudizialmente sulla casa ex residenza coniugale,
assegnata con provvedimento del tribunale”.
E proprio dalla soppressione di tale importante precisazione qualcuno ha
tratto il convincimento che in essa debba ravvisarsi, nel concreto, un vero
e proprio disconoscimento della soggettività passiva del coniuge separato o
divorziato (e assegnatario dell’immobile), con l’ulteriore effetto di
“restituire” l’Ici al coniuge proprietario, in linea quindi con
l’orientamento ora ribadito dalla Corte di Cassazione.
Questa opinione non sembra, però, del tutto condivisibile, se non altro per
il ruolo non decisivo che notoriamente rivestono le numerose “Istruzioni”
ministeriali , cosicché potrebbe essersi trattato in quel caso di una
semplice dimenticanza; e poi, si badi bene, le conseguenze che se ne
vorrebbero trarre contrasterebbero comunque, come si è appena ricordato,
con un’esplicita pronuncia contraria del Fisco.
In sintesi, avremmo, da una parte, l’Amministrazione che vorrebbe
probabilmente (tuttora) far pagare l’Ici al coniuge assegnatario; e,
dall’altra, la Suprema Corte che vorrebbe invece addossarla al coniuge
proprietario.
Naturalmente, però, in un’eventuale lite fra i coniugi separati su chi deve
pagare l’Ici in ordine alla casa assegnata all’uno (e di proprietà
dell’altro), e sempreché evidentemente non sia la sentenza di separazione a
risolverla, finirà per prevalere, per ovvie ragioni, proprio l’opinione
della Cassazione.

(s.civitareale)

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