Sediva News del 26 ottobre 2005

La detenzione di farmaci scaduti – QUESITO

Una visita dei NAS di qualche giorno fa ha rilevato la presenza in farmacia
di 5 confezioni, scadute da poco più di un mese, di antibiotici (che erano
riposte in un cassetto insieme ad alcuni OTC), e mi è stato anticipato che
il verbale sarebbe stato trasmesso all’Autorità giudiziaria.
Corriamo tuttora dei rischi di sanzioni penali o, come hanno chiarito a
voce i carabinieri, sarà possibile definire questa infrazione con
un’ammenda?

Purtroppo, su questo eterno problema (sul quale, anche se altre volte
affrontato in questa Rubrica, vale la pena tornare perché sempre di
discreta “attualità”…) la Cassazione non sembra minimamente voler derogare
da un orientamento ormai consolidato (e ribadito del resto anche lo scorso
anno), secondo cui, indipendentemente dall’effettivo stato del medicinale,
e dunque prescindendo dalla sua idoneità nel concreto a danneggiare la
salute pubblica, il farmaco scaduto deve considerarsi tout court – cioè,
con presunzione assoluta (e quindi insuscettibile di qualunque prova
contraria) – guasto o imperfetto secondo l’accezione assunta dall’art. 443
del cod.pen. che notoriamente punisce “chiunque detiene per il commercio,
pone il commercio o somministra medicinali guasti o imperfetti”.
Si tratta, infatti, di un reato c.d. di pericolo, per la cui configurazione
è sufficiente che il bene protetto dalla ricordata norma penale (che qui è
ovviamente la salute pubblica) sia appunto messo in pericolo da una certa
condotta (pur se colposa, come in questo caso), prescindendo pertanto da
qualsiasi verifica circa i danni effettivi che ne possano essere derivati
(verifica invece necessaria per i reati c.d. di danno).
Per di più, nell’art. 443 la condotta è contemplata ad amplissimo spettro,
perchè, come si è visto, non è punita soltanto la somministrazione, ma
persino la semplice detenzione per il commercio del farmaco scaduto, e
quindi il farmacista può evitare di incorrere nel reato soltanto laddove la
detenzione da parte sua del medicinale si appalesi oggettivamente non
finalizzata al commercio, come quando, ad esempio, egli abbia approntato un
apposito, pur ridottissimo, comparto della farmacia proprio ai medicinali
scaduti (perciò soltanto ad essi), e magari destinandone univocamente il
contenuto (con espresse indicazioni scritte) alla restituzione e/o alla
distruzione.
E neppure può giovare granchè il fatto che il farmaco sia scaduto, poniamo,
soltanto da qualche giorno, o da qualche settimana, perché anche sotto
questo profilo la Suprema Corte non ha mai fatto scorgere effettive vie
d’uscita per il farmacista, a differenza di alcuni giudici di merito che
invece qualche distinguo – per questo, come pure per altri aspetti – lo
hanno pur configurato.
Quanto alla sanzione, qui stiamo – lo si è accennato – in un’ipotesi
colposa, espressamente prevista dall’art. 452, del reato di cui all’art.
443, talchè, combinando naturalmente le due norme, se ne ricava che la pena
– se non andiamo errati – è della reclusione da un minimo di un mese ad un
massimo di un anno. Dovrebbe tuttavia essere applicabile, anche in questo
caso, l’art. 53 della L. 24/11/81 n. 689, che consente al giudice penale di
sostituire la pena detentiva “quando ritiene di doverla determinare entro
il limite di sei mesi” (e nella peggiore delle ipotesi ci pare che il Suo
caso rientrerebbe senz’altro in questo “limite”) con una pena pecuniaria,
anche se, beninteso, si tratterebbe pur sempre di una pena, perché questo
reato non è stato comunque depenalizzato.

(g.bacigalupo)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!