Sediva News del 20 ottobre 2005

L’accertamento “analitico-induttivo”

La Suprema Corte ha recentemente esaminato due distinte fattispecie in cui
i contribuenti avevano subito un accertamento da parte degli uffici
fiscali, perché, pur avendo tenuto le scritture contabili formalmente
corrette, queste erano state dichiarate nondimeno “inattendibili”
sull’assunto che il reddito denunciato contrastasse con i criteri di
ragionevolezza sotto il profilo dell’antieconomicità dell’attività svolta,
ed in particolare per avere dichiarato, il primo contribuente, una
percentuale di utile lordo inferiore a quella media del settore e, l’altro,
un’incidenza del costo del lavoro eccessiva rispetto all’ammontare dei
ricavi.

Sul piano generale, nelle due vicende la Cassazione, se, da un lato, ha
ribadito l’astratta possibilità per il Fisco di accertare un maggior
reddito con il metodo “analitico-induttivo” (desumendo cioè maggiori ricavi
e/o minori costi sulla base di presunzioni semplici ma effettive, gravi,
precise e concordanti, e pur in presenza di una contabilità formalmente
corretta), dall’altro ha però affermato che un solo “indizio” non può
ritenersi sufficiente a “sorreggere” l’atto di accertamento.

Quanto, invece, ai casi specifici decisi in quelle due circostanze, la
Suprema Corte ha precisato – per il primo – che il reddito medio del
settore non rappresenta un “fatto noto” sul quale fondare una presunzione
di reddito, ma soltanto una “regola di esperienza” che, come tale,
individua solo in via meramente “ipotetica” la redditività dell’impresa
(che se non é pertanto confortata da altre risultanze è inidonea ex se ad
integrare quei requisiti di gravità, precisione e concordanza cui si è
accennato); e – per il secondo – che appunto un solo “indizio” – ivi
rappresentato dal costo del lavoro eccedente la media registrata dalla
stessa impresa negli anni precedenti – non può bastare a sottrarre
l’accertamento a censure (o, se si preferisce, a “sorreggerlo”), perché il
costo dei prestatori d’opera è un dato variabile, la cui incidenza muta
infatti nei vari anni in relazione all’andamento del mercato.
Come si vede, sono due decisioni importanti, con le quali ancora una volta
la Cassazione – ancor meno “tollerante” e “permissiva” del Consiglio di
Stato – mostra fermo e grandissimo rispetto per la legalità dell’azione
amministrativa, tanto più quando si tratti di impingere nelle tasche dei
cittadini. Ed è quindi sicuramente con favore che le due sentenze vanno
accolte dal contribuente.

(s.lucidi)

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