Sediva News del 10 ottobre 2005

L’incidenza di “BASILEA 2” nei rapporti con le banche – QUESITO

Ho sentito parlare anche recentemente di nuove norme europee destinate a
rivoluzionare i rapporti tra le imprese e gli istituti bancari; vorrei
conoscere qualche dettaglio in più.

Sicuramente Lei si riferisce ad un accordo internazionale, noto come
“Basilea 2”, che in sostanza introduce effettivamente regole nuove in tema
di accesso al credito da parte delle imprese.
Per la cronaca, nel 1974 è stato istituito il “Comitato di Basilea” per
effetto di un accordo intervenuto tra i Governatori delle banche centrali
di Belgio, Canada, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi,
Spagna, Svezia, Svizzera e Gran Bretagna, i cui contenuti sono stati più
volte rivisti fino al testo definitivo approvato lo scorso anno e destinato
ad entrare in vigore nel 2006.
Dunque, secondo “Basilea 2”, le banche suddivideranno i propri clienti in
dieci categorie contraddistinte da lettere alfabetiche, per cui le imprese
migliori saranno classificate con le lettere AAA, quelle peggiori con le
lettere CCC; e tra i due estremi si collocheranno le altre otto categorie,
classificate , ad esempio, come AB, ABB, B+, B -, ecc.
Naturalmente, questa classificazione (il c.d. rating) terrà conto della
capacità della singola impresa di produrre reddito, dei suoi indebitamenti,
della situazione di mercato del settore merceologico di appartenenza, e
così via.
E, proprio in dipendenza dello specifico rating dell’impresa, gli istituti
saranno tenuti ad accantonare quote di capitale diverse, proporzionali cioè
al rischio derivante dai crediti assunti, cosicché, a fronte di
finanziamenti erogati ad imprese che – poniamo – presentino consistenti
difficoltà di carattere finanziario, dovranno procedere a accantonamenti di
quote di capitale corrispondentemente maggiori, che però – come è intuitivo
– per la clientela si tradurranno anche in un più elevato tasso debitore.
In sintesi, le imprese fortemente indebitate correranno il serio rischio di
sentirsi rifiutare o ridurre gli affidamenti bancari, come pure quelle che
esporranno utili relativamente modesti o comunque tali da mettere in
pericolo, per la banca, il recupero del credito affidato.
Ora, se il rating dipenderà – e questo è pacifico – soprattutto dal
bilancio, e quindi anche dal rapporto sussistente tra le passività e le
attività come emergerà dalla situazione patrimoniale, laddove – per fare un
esempio molto concreto anche per le farmacie – nel bilancio figuri la voce
“prelievo titolare” per un importo, ad esempio, superiore all’utile
dichiarato, le banche potranno trasformare in modo importante il loro
atteggiamento verso l’impresa, facendo quantomeno lievitare, talora in
misura rilevante, i tassi d’interesse, e, magari inopinatamente, imporre
termini molto pressanti per il rientro del deficit.
Questo del “prelievo titolare”, del resto, è un aspetto sul quale ci
soffermiamo da sempre nei colloqui con i titolari di farmacia assistiti,
perché le sue implicazioni sono sempre state di grande rilievo sia sotto il
profilo gestionale che su quello fiscale, e oggi, come si vede, esso assume
un ruolo massiccio anche sul versante meramente finanziario e perciò, in
ultima analisi, può finire per incidere addirittura sulla vita
dell’impresa.
In conclusione, i prelievi finanziari del titolare ( persona fisica o
società di persone, non fa differenza) dovranno sempre più tener conto
degli utili di esercizio complessivamente dichiarati (senza dunque
superarli), e questi ultimi, a loro volta, dovranno per la loro consistenza
garantire (specie agli occhi delle banche, per quanto sopra detto, ma anche
agli occhi di … tutti) la restituzione dei finanziamenti entro i termini
convenuti.
(f.lucidi)

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