Sediva News del 3 ottobre 2005

I c.d. buoni sconto – QUESITO

Una nota azienda si occupa, come molti farmacisti sanno, di farci
recuperare gli importi dei buoni sconto che i clienti (ai quali vengono
recapitati da destra e… manca) ci consegnano ricevendone da noi gli abbuoni
corrispondenti sul prezzo da pagare.
Come dobbiamo regolarci fiscalmente quando arrivano gli assegni a saldo? o,
meglio, come deve in realtà funzionare l’intera procedura?

Sul tema specifico è intervenuta addirittura la Corte di Giustizia Europea
(con la sentenza del 15/10/2002 sezione V n. C. 427/98) che ha fissato
queste regole:

1) il dettagliante deve emettere uno scontrino ovviamente per il solo
effettivo incasso;
2) il produttore, nel corrispondere al dettagliante l’importo dello sconto
di cui l’acquirente ha beneficiato, emette un documento (nota di credito
o simili) di pari ammontare, composto di imponibile ed Iva, nel rispetto
dunque del principio di neutralità fiscale dell’operazione.

Conseguentemente, per il farmacista (come per qualsiasi altro dettagliante)
il ricavo finale sarà costituito dalla somma effettivamente riscossa dal
cliente maggiorata dell’importo dello sconto poi liquidato dal produttore
che aveva emesso il buono (anche quanto all’iva, la farmacia dovrà versare,
sia pure in tempi evidentemente diversi, l’imposta contenuta nel primo e
nel secondo dei due importi).

E se nell’operazione interviene un terzo (anzi, un quarto) soggetto, come
l’azienda cui Lei fa cenno, le cose non cambiano granchè, perché i
produttori continueranno ad emettere le note di credito ed a liquidare al
dettagliante i relativi importi, mentre, da parte sua, questo nuovo
intermediario emetterà una fattura per il servizio prestato.

Infine, gli assegni o bonifici ricevuti dai produttori saranno
tranquillamente versati sul c/c bancario della farmacia, trattandosi di
somme incassate a fronte appunto di regolari documenti di credito.

(r.santori)

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