Sediva News del 13 settembre 2005

I programmi dell’Unione: liberalizzazioni varie e ripristino dell’imposta
di successione

Sulla stampa quotidiana si è letto finalmente qualcosa in merito ai
programmi dei partiti di centro-sinistra, che, in particolare,
preannunciano la piena liberalizzazione delle professioni e del commercio
– “dal supermercato alla farmacia ….” , ha precisato il leader (quasi)
designato dell’ Unione – e la reviviscenza dell’imposta sulle successioni
(e conseguentemente anche di quella sulle donazioni) almeno sui grandi
patrimoni.

A questo proposito vale la pena rammentare che questa imposta fu
soppressa con effetto sulle successioni e donazioni operate dopo il 25
ottobre 2001 a favore del coniuge e dei parenti entro il quarto grado,
mentre precedentemente il tributo colpiva i valori eccedenti la
franchigia – per ciascun erede – di € 180.759,81 (i vecchi 350 milioni di
lire).

Per le aziende (farmacie comprese), tuttavia, il problema nel concreto non
si poneva in termini “drammatici” perché il valore da dichiarare, in sede
di successione o di donazione, era pari alla differenza tra le attività
(merci, crediti, stigliature) e le passività (debiti di qualsiasi natura),
e però tra le attività non era “appostato” l’avviamento (che notoriamente
costituisce l’attività di gran lunga più consistente) e quindi il tributo
successorio finiva per incidere su valori non molto lontani dallo zero.

In sostanza, dunque, l’eventuale “ritorno” dell’imposta di successione non
dovrebbe aggravare granchè il farmacista, almeno con riguardo alla
successione (o donazione) nella (o della) farmacia e semprechè – attenzione
– l’ipotizzata reviviscenza del tributo ripristini il sistema di calcolo
previgente ora ricordato, o perlomeno non lo peggiori più di tanto.

(Studio Associato)

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