Sediva News del 25 luglio 2005

Inps (forse) sì, ma (forse) a rate

Il disegno di legge di riforma previdenziale licenziato dalla Camera ed in
procinto di passare all’esame del Senato prevede la possibilità di
dilazionare fino ad un massimo di sessanta mesi i debiti verso l’ Inps (per
contributi, premi e accessori di legge) iscritti a ruolo.

Ora, considerato che la normativa previdenziale (fermo, beninteso, il
sicuro pregio degli argomenti dedotti dalla Federfarma a contrasto della
pretesa dell’Inps) sembrerebbe proprio aver ormai attratto nella sua sfera
applicativa – assoggettandoli perciò a contribuzione – anche gli utili
attribuiti ai collaboratori in rapporto d’impresa familiare (oltre a quelli
liquidati – e qui non ci sono dubbi – agli associati in partecipazione con
apporto di lavoro) che siano privi di copertura previdenziale obbligatoria
(come l’Enpaf, talchè i farmacisti ovviamente non vi rientrano),
l’approvazione definitiva dell’art.2 bis del d.d.l. offrirebbe
evidentemente agli interessati la possibilità di dilazionare il pagamento
di quanto ora sembrerebbe dovuto.

La rateizzazione non sarebbe tuttavia automatica, ma una semplice facoltà
rimessa all’ente previdenziale , che con parere motivato ne può disporre la
concessione ricorrendone certi presupposti, tra i quali c’è però quello
dell’ “oggettiva incertezza interpretativa” della norma, che naturalmente
si attaglierebbe perfettamente a questa vicenda (come del resto ammesso
dalla stessa circolare dell’ Inps n. 70 del 26 aprile 2004).

(p.liguori)

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