Sediva News del 13 luglio 2005

La Cassazione sull’associazione con apporto di lavoro

Con una recentissima sentenza la Suprema Corte, occupandosi (una volta di
più) della distinzione tra il contratto di associazione in partecipazione
con apporto di lavoro e quello di lavoro subordinato con retribuzione
direttamente connessa agli utili d’esercizio, ha individuato – quale
peculiare soltanto della prima delle due figure – la previsione in essa,
a differenza del rapporto di lavoro, dell’obbligo del rendiconto periodico
all’associato (di lavoro) da parte dell’associante e della partecipazione
dell’associato stesso al rischio di impresa.

La Cassazione ha però precisato, confermando peraltro precedenti sue
decisioni sostanzialmente orientate nella stessa direzione, che se pure la
presenza di questi due elementi, in ogni caso determinanti, non consente in
via assoluta di escludere la configurabilità nel concreto di una
subordinazione, è però sicuro che, laddove essi siano assenti, ivi c’è
sempre un rapporto di lavoro dipendente.

Come si vede, anche un “banale” contratto di associazione in partecipazione
con apporto di lavoro (ma anche quello con apporto di capitale o con
apporto misto può creare qualche problema, sia pure sotto profili diversi)
merita rispetto e attenzione specie in fase di redazione, tanto più che
troppo spesso (ed anche nel settore delle farmacie, dove questa figura gode
tuttora di buona popolarità) vi si fa ricorso magari proprio per nascondere
autentici rapporti di lavoro subordinato ed eludere così i relativi
consistenti oneri contributivi.
(g.bacigalupo)

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