Sediva News del 20 giugno 2005

In tema di cessione di quote sociali – QUESITO

Sono in trattative per rilevare la maggioranza del capitale di una snc, che
è titolare di farmacia da poco più di un anno; sembra però che la Asl
consideri questa cessione come un vero trasferimento di farmacia, con tutte
le conseguenze anche in ordine al pagamento della concessione regionale una
tantum.
A me pare però che, se la Asl ha ragione, io non possa neppure procedere
all’acquisto (visto che non sono passati i tre anni previsti dalla legge),
né trasformare la snc in una sas, come invece avrei intenzione di fare al
più presto.

Noi pensiamo invece che la Asl abbia torto proprio…su tutta la linea, anche
se è doveroso tener conto che purtroppo orientamenti del genere sembrano
ancor oggi talora condivisi da Regioni e/o Comuni, e quindi in qualche caso
l’Amministrazione, sul piano pratico, può rendere la vita difficile.
In verità, però, la vicenda sembra giuridicamente perfino elementare,
perchè la soggettività giuridica pacificamente riconosciuta ad una società
di persone – benchè notevolmente ridotta rispetto ad una società di
capitali ed in particolare, soprattutto alla luce della recente riforma del
diritto societario, rispetto ad una spa – le permette di essere titolare
essa stessa di propri rapporti giuridici (come, ad esempio, tutti quelli
inerenti all’impresa esercitata), talchè –sempre nell’osservanza,
beninteso, dell’assetto voluto dalla l. 362/91 – anche la titolarità della
farmacia “appartiene” sicuramente alla società come tale e non certo ai
suoi soci, pur se le norme-cardine del settore (che peraltro l’Europa
sembra ora voler contestare) pongono a carico dei soci preclusioni e
incompatibilità varie come se – e addirittura ancor più – fossero proprio
loro ( o anche loro) i titolari o i contitolari della farmacia sociale.
Ora, da questa notazione del tutto indiscutibile discendono postulati
parimenti univoci anche sotto tutti i profili che a Lei interessano.
E quindi, in sintesi:
– una quota sociale può essere ceduta (e dunque, dall’altro lato,
acquistata) indipendentemente dal decorso del triennio dalla data di
acquisizione, e perciò anche… il giorno dopo;
– per di più, dalla cessione della quota non deriva alcuna delle
conseguenze oggi previste dal sistema per il caso di cessione di una
farmacia individuale, cosicché il cedente può poi acquistare liberamente ed
in qualsiasi tempo sia la quota di un’altra società di persone (in pratica,
se gli aggrada, costui può così acquistare e vendere quote sociali
ripetutamente e anche…mille volte in un anno, purché egli non risulti
contemporaneamente possessore – neppure per un momento – di quote di
società diverse) e sia una farmacia individuale, né insorge a suo carico la
preclusione decennale a concorrere all’assegnazione di altro esercizio
farmaceutico;
– inoltre, anche l’eventuale “rimpasto” dell’intera compagine
sociale originaria (con
l’inevitabile mutamento della denominazione della società) non comporta la
sostituzione di una società di persone ad un’altra società di persone ( né,
quindi, nella titolarità della farmacia, né in qualsiasi altro rapporto ad
essa intestato), perché la riferibilità soggettiva anche in tal caso resta
la stessa, pur se ogni variazione del genere, come qualsiasi altra modifica
dello statuto sociale, dovrà essere naturalmente “comunicata” alle autorità
competenti entro sessanta giorni, ai sensi dell’art. 8 della l. 362/91;
– infine, persino la trasformazione (rectius: modifica) della snc in sas (o
viceversa, evidentemente), evenienza tutt’altro che infrequente, non incide
minimamente nella o sulla soggettività della società di persone, non
insorgendo – neppure in tal caso – una figura soggettiva nuova (con la
contemporanea estinzione di quella precedente), ma si assiste semplicemente
ad un mero cambio di…abito da parte di uno stesso soggetto, e dunque di
una stessa società di persone, la quale infatti modifica soltanto il suo
modello di “vita giuridica”, passando cioè dall’uno all’altro dei due tipi
di società personale configurati dall’ordinamento per l’esercizio in comune
di un’attività commerciale (il terzo tipo di società di persone previsto
dal codice civile – che è la società semplice – è riservato alle attività
non commerciali, le quali invece possono a loro volta essere esercitate
anche sotto forma di snc o sas).
In conclusione, come si vede, il farmacista che possiede una quota sociale
gode assai spesso di un’ ampia libertà di movimento e di scelte, anche
quando – detenendo magari il 95% del capitale – egli sia sostanzialmente il
dominus incontrastato della società (tant’è che questa, in tali casi,
assume generalmente la forma di sas) e per ciò stesso della farmacia,
perché può beneficiare di tutti i vantaggi che nel concreto possono
derivarne senza però dover fare i conti con alcuni dei lacci e lacciuoli
che, sotto gli aspetti brevemente esaminati in questa nota, imbrigliano
talvolta il titolare in forma individuale.

(g.bacigalupo)

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