Sediva News del 17 giugno 2005

Legittima la norma sugli accertamenti bancari

La Corte costituzionale ha dichiarato non fondata la questione di
legittimità costituzionale della norma che prevede che i prelevamenti
bancari siano posti come ricavi a base delle rettifiche e degli
accertamenti dell’amministrazione finanziaria, quando il contribuente non
ne indichi il soggetto beneficiario ed essi non risultino dalle scritture
contabili.

La Commissione tributaria regionale per il Piemonte, infatti, aveva rimesso
alla Consulta la questione assumendo che l’equivalenza prelevamento/ricavo
postula in realtà una doppia presunzione (vietata dalla legge) che fa
considerare i prelevamenti come acquisti e dagli acquisti fa derivare i
ricavi, senza la possibilità di dedurre alcun costo da ricavi (soltanto
presunti, come appena detto).

La Corte censura però questo ragionamento, ritenendo invece che, in caso di
accertamento bancario, si deve tener conto non soltanto dei maggiori
ricavi, ma anche dell’incidenza percentuale dei relativi costi, che dunque
– ecco il punto – vanno detratti dall’ammontare dei prelievi non
giustificati; una linea, questa, già peraltro indicata dalla più recente
giurisprudenza di legittimità, che aveva infatti superato proprio così
l’eccezione della temuta violazione del principio costituzionale del
rispetto della capacità contributiva.

(f.lucidi)

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