Sediva News del 6 giugno 2005

Un’importante sentenza sul lavoro a progetto

Con decisione pubblicata di recente, il Tribunale di Torino ha affermato
che, nel caso in cui un lavoratore a progetto (figura introdotta, come si
ricorderà, dalla “Riforma-Biagi” anche in parziale sostituzione della
collaborazione coordinata e continuativa, il cui ambito applicativo è
infatti ormai ridottissimo) sia utilizzato con modalità concretamente
equivalenti a quelle in atto nell’azienda per uno o più lavoratori
dipendenti, potrà pretendere la trasformazione automatica di tale suo
rapporto appunto in un contratto di lavoro subordinato a tempo
indeterminato.

E pertanto, concludono i giudici torinesi, il licenziamento senza giusta
causa (o giustificato motivo) del (presunto) lavoratore co.co.pro. da parte
dell’azienda può anch’esso assoggettare quest’ultima – ricorrendone
naturalmente tutti gli altri presupposti (e segnatamente quello
rappresentato dal numero minimo dei dipendenti occupati, che deve essere
superiore a 15 ove si tratti, ad esempio, di un’impresa, oppure superiore a
35 per altri datori di lavoro) – all’obbligo di reintegro ex-art. 18 Legge
300/70.

E però, come si è a suo tempo osservato in questa Rubrica, l’art. 69 D.
Lgs. 276/2003 (anche alla luce della circolare ministeriale n. 1 dell’8
gennaio 2004) prevede questa (automatica) trasformazione del rapporto a
progetto quando non sia individuato, né individuabile un…progetto, ovvero
un programma di lavoro o una fase di esso, talchè, in sostanza, questa
sentenza di merito rafforza semplicemente un assunto comunque di per sé già
abbastanza univoco.

Del resto, è proprio questo il vero problema che anche alcune delle nuove
tipologie lavorative (e, in particolare, proprio il lavoro a progetto)
possono porre nel concreto alle aziende troppo…disinvolte, senza contare
che, non dimentichiamolo, anche le vecchie co.co.co. – utilizzate a destra
e a manca con eccessiva facilità – nascondevano non di rado autentici
rapporti di lavoro subordinato.

Vale dunque la pena che nella pratica la formalizzazione di una co.co.pro.
sia sottoposta ad una attenta e specifica verifica preventiva circa la
valenza e bontà del progetto, nella quale il datore di lavoro deve per di
più tener conto di una “presunzione relativa” sostanzialmente a lui
contraria e che egli potrà infatti superare soltanto fornendo prove
concrete in ordine alla sussistenza effettiva del (l’apparente) rapporto
di lavoro autonomo.

(gio. bacigalupo)

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