Sediva News del 23 maggio 2005

L’incredibile “legge-Storace”

Mentre redigiamo questa News è possibile che sia già entrato in vigore (in
ogni caso, è questione di ore…) il decreto legge (che probabilmente
passerà alla storia – se mai..passerà alla storia – come “legge-Storace”)
approvato dal Governo venerdì scorso, 20 maggio 2005, e recante “misure
urgenti sul prezzo dei farmaci non rimborsabili dal SSN”.
Si tratta naturalmente – come avrete già tutti appreso dai “media” (che
peraltro hanno riportato notizie contradittorie e talora in contrasto con
il testo stesso del d.l.) – del provvedimento che, in particolare, prevede
nel comma 4 dell’art.1 la “facoltà” (non è dunque un “obbligo” ma rischia
seriamente di diventarlo ben presto…) per “le farmacie pubbliche e
private (quelle “pubbliche”, tuttavia, hanno per ora espresso qualche
perplessità sull’ottemperanza all’ “invito” del d.l.) di “vendere i farmaci
senza obbligo di prescrizione medica (SOP) e i farmaci di automedicazione,
operando uno sconto fino al 20% sul prezzo massimo stabilito dall’azienda
titolare” (come sappiamo, i prezzi di tutti questi farmaci sono fissati
dalle singole industrie farmaceutiche).
Ora, un’enunciazione così perentoria, come è agevole comprendere, già di
per sé crea indicibili disagi, per non dire altro, sia nei rapporti tra il
titolare di farmacia ed i suoi clienti “privati” o “paganti”, e sia nei
rapporti tra un titolare e l’altro, potendo evidentemente scatenare
fenomeni concorrenziali non sempre controllabili e comunque
macroscopicamente confliggenti (quantomeno) con l’esigenza, sempre
avvertita e accuratamente salvaguardata dal nostro legislatore in questi
ultimi cento anni, di evitare ad ogni costo che la qualità del servizio
farmaceutico possa essere, anche indirettamente, in qualunque modo
degradata o messa in pericolo da spinte di carattere appunto
concorrenziale.
Si pensi alla pianta organica delle farmacie e perciò al numero chiuso di
esercizi, o alla distanza minima da rispettare tra una farmacia e l’altra,
oppure allo stesso divieto per il farmacista, sancito dall’art. 125 del
T.U. San, di vendere la specialità medicinale “a prezzo diverso da quello
segnato sulla etichetta” o il galenico “a prezzo diverso da quello indicato
nella tariffa” (come si vede, l’esatto contrario del disposto del comma 4
del d.l.): tutti autentici capisaldi, questi, dell’odierna legislazione
farmaceutica e tutti, come altri, ben fermamente ispirati proprio a quella
esigenza.
Una norma del genere, proposta e approvata addirittura a velocità
supersonica(?), apre dunque una breccia tremenda nel sistema, nella quale –
è lecito sospettarlo – rischia, prima o poi, di introdursi ben altro…
Come non bastasse, il disinvolto comma 4 continua e conclude con un
avvertimento ancor più odioso di quell’ “invito” ai farmacisti, perché,
dopo aver chiarito che lo sconto può variare (dall’1% al 20%, ovviamente)
da medicinale a medicinale”, avverte inquietante subito dopo che, una volta
che il farmacista abbia scelto se e in che misura concedere al cliente
“privato”, farmaco per farmaco, lo sconto, questo ” deve essere applicato,
senza discriminazioni(!), a tutti i clienti della farmacia” (pena,
immaginiamo, l’irrogazione di una sanzione, ma quale?).
Insomma, tanto per proporre il primo esempio che può venire in mente, se il
farmacista decide di applicare sul Voltaren emulgel e/o sull’Aspirina lo
sconto del 12% (anche se, per la verità, il destino sembra sin d’ora esser
quello di una generalizzata applicazione del 20% su tutti i farmaci SOP e
OTC, perché – salvi sporadici casi di farmacie veramente “uniche” in certe
zone – a questo finirà per condurre, prima o poi, la concorrenza tra gli
esercizi, se non altro per non esporre il titolare a censure o ritorsioni
di qualsiasi genere), egli dovrà poi concederlo a tutti i suoi clienti,
buoni o cattivi, ricchi o poveri, simpatici o meno simpatici.
Il provvedimento contiene – è vero – altre disposizioni di un qualche
rilievo sia in ordine agli stessi farmaci SOP e OTC che anche agli “etici”
di classe C, e su alcune di esse crediamo che anche i farmacisti possano
convenire (come su quella che, per tali farmaci, fissa un “blocco”
biennale al prezzo massimo di vendita al pubblico o sull’altra che, per gli
“etici”, spinge verso i “generici”); e però, l’enormità del comma 4
dell’art. 1 – sia per quel che dice che per quel che sottende – può esser
tale da squassare, da sola, l’intera Categoria dei titolari di farmacia.
Fin da oggi, quindi, faranno sentire sicuramente il loro fermo dissenso su
quel testo le rappresentanze sindacali (le quali peraltro, se abbiamo letto
bene, già in sede di gestazione del provvedimento avevano proposto una
riduzione generalizzata del 10% del prezzo al pubblico dei farmaci SOP e/o
degli OTC), ma anche quelle professionali, perché – giova ribadirlo – il
provvedimento colpisce al cuore il fondamentalissimo principio sancito dal
ricordato art. 125, con tutto quello che in prosieguo ne può derivare.
Ma neppure “altrove” il d.l. sembra raccogliere grandi favori, se è vero
che anche le associazioni dei consumatori hanno mostrato scarso interesse
per il provvedimento, e del resto appare davvero utopistico il disegno di
far ripartire la nostra economia lasciando nelle tasche dei consumatori
appena due o trecento milioni di euro in più (a tanto infatti ammonterebbe
il risparmio dei cittadini in virtù dello sconto e del “blocco” biennale,
anche se nessuno è in grado di dire che fine faranno i prezzi alla fine del
biennio…), che sembra infatti un “budget” del tutto insufficiente a
ridare spinta ai consumi e dunque a riavviare un qualunque autentico
processo virtuoso (per il quale, ci pare, servono interventi organici,
anche se di settore, e non certo provvedimenti assunti – nello spazio
di una notte – a carico esclusivo del primo operatore economico che
capita..).
Anche l’Antitrust non pare granchè d’accordo su misure così poco
incisive (per noi, come detto, lo sono invece sin troppo, sia pure sotto
profili evidentemente diversi da quelli economici o di tutela della
libera concorrenza…), tant’è che il suo presidente propone sin d’ora
che, in sede di conversione del d.l., sia sancito perfino l’obbligo per il
medico di “indicare nelle ricette soltanto il principio attivo”, idea
questa assai poco gradita ai medici che non vorrebbero – dicono –
consegnarsi “mani e piedi al farmacista, o magari al suo garzone”.
Come si vede, è ben difficile che il d.l. possa essere convertito, così
com’è, in una legge dello Stato, pur se – chi può dirlo? – dal
dibattito, parlamentare e non, che immediatamente ne seguirà potrà
scaturire anche di peggio…
In ogni caso, il provvedimento entrerà in vigore il giorno successivo alla
sua pubblicazione in GU (prevista per oggi o per domani, semprechè, magari
“in extremis”, il testo non riceva – ancor prima di essere pubblicato –
qualche modifica in corsa…); è sicuro comunque che fin da quella data il
titolare di farmacia dovrà decidere il da farsi (perchè forse il cliente
“privato”, a conoscenza del d.l., tenterà subito di raccoglierne i
frutti…), e sarà bene pertanto che egli coordini opportunamente le sue
scelte con le indicazioni che certo gli perverranno quanto prima dalle sue
rappresentanze.
(g.bacigalupo)

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