Sediva News del 17 maggio 2005

Il (molto ipotetico) decentramento di una sede “rurale” – QUESITO

Sono titolare di una farmacia rurale sussidiata in un comune della Sicilia
che al 31/12/2004 contava 11.500 abitanti circa.
Nella frazione dove è ubicata la mia farmacia insistono 700 abitanti. Ora
vi chiedo se, in base all’art. 5 della legge 362/91, la mia farmacia si
può trasferire in una zona di espansione territoriale nuova. La
determinazione deve partire dal Sindaco, dall’assessorato Regionale alla
Sanità, oppure esiste un’altra procedura più snella? In caso di diniego al
trasferimento, posso impugnare il provvedimento al Tar oppure c’è qualche
altra possibilità?

Nel quesito Lei non precisa la “genesi” della Sua sede farmaceutica, anche
se l’ubicazione della farmacia in una frazione (e anche il numero
complessivo degli abitanti del comune, inferiore a 12.500) fa pensare che
si tratti di una sede istituita con il criterio topografico, e dunque in
deroga (ovvero, in soprannumero) al criterio demografico, ai sensi, cioè,
dell’art. 104 TU.SAN. (del resto, prima della riscrittura di questo
articolo ad opera dell’art. 2 della L. 362/91, le sedi “rurali” potevano
essere istituite soltanto con tale criterio).
Se così è, diventa arduo svincolare la sede, e perciò la farmacia, dalla
frazione per la quale essa è stata probabilmente concepita (le sedi
istituite con il criterio topografico, infatti, “nascono” – ancor più delle
altre – con un “ferreo” bacino d’utenza di destinazione), almeno sino a
quando essa non sia eventualmente riassorbita nel criterio demografico con
l’aumento della popolazione oltre i 12.500 abitanti (pur se, laddove la
sede comprenda altre frazioni oltre quella nella quale attualmente è
ubicata, Lei potrebbe in qualunque momento trasferire la farmacia in una di
esse, ma sempre – rigorosamente – all’interno della sede stessa ….).
Pertanto, ove la “zona di espansione territoriale nuova” (cui Lei accenna)
fosse ben distante dall’odierno bacino d’utenza della farmacia, Le sarebbe
difficile ottenere un trasferimento della sede (il c.d. decentramento) da
una zona (quella attuale) ad un’altra (quella di nuova formazione) del
comune, a meno che i fenomeni migratori della popolazione non abbiano
recentemente evidenziato, da un lato, l’insorgere di nuovi bisogni di
assistenza farmaceutica proprio – ad esempio – nella zona di espansione, e,
dall’altro, un’importante riduzione demografica, e perciò una riduzione di
quei bisogni, nella frazione ove oggi è in esercizio la Sua farmacia.
Ricorrendo tali due condizioni, il Comune prima (in sede consultiva), e la
Regione poi (in sede provvedimentale), potranno non soltanto far ricorso
all’art. 5, primo comma, della L. 362/91, e quindi configurare – applicando
il c.d. criterio urbanistico – una nuova sede farmaceutica nella zona ad
espansione demografica trasferendovi dunque una delle sedi già esistenti
(senza cioè aumentare il numero complessivo delle farmacie del comune), ma
altresì – ed ovviamente è quel che più conta – consentire anche a Lei,
quale titolare di una sede giudicata meritevole – per l’ipotizzato
accennato decremento demografico – di essere trasferita, di partecipare al
“concorso” bandito tra tutti i titolari di farmacia del comune (anche se,
per la verità, non ci pare che in Sicilia una legge regionale abbia ancora
disciplinato i criteri di assegnazione delle sedi istituite per
“decentramento”, né abbiamo certezze su quali criteri pratici siano stati
adottati in vicende come questa da Lei configurata, invero già verificatesi
– se non andiamo errati – a Palermo e a Trapani…).
Al criterio urbanistico si ricorre generalmente “in sede di revisione della
pianta organica”, e però il secondo comma dell’art. 5 prevede anche
l’ipotesi di “decentramento” a domanda di un titolare di farmacia, quando –
tra una revisione biennale e l’altra – si sia formata “una zona di nuovo
insediamento abitativo” ai cui bisogni la p.a. ritenga di dover provvedere
con carattere di urgenza
(al punto di non poter attendere il decorso del biennio…) ivi perciò
istituendo – appunto “per decentramento” – una nuova sede da assegnare al
titolare che ne abbia fatto richiesta. Senonchè, i casi concreti nei quali
si è fatto uso di questo strumento eccezionale sono stati sinora in numero
ridottissimo e circoscritti ad evenienze davvero particolarissime e tutte
coinvolgenti, almeno fino ad oggi, farmacie di centri storici di importanti
capoluoghi “sfrattate” dai loro vecchi locali e quindi “meritevoli” di un
aiuto…, talchè non ci pare che Lei possa realisticamente farvi affidamento,
tanto più che – giova ribadirlo ancora una volta – la Sua è una sede
“rurale” che, quasi per definizione, è del tutto “territorializzata”.
In conclusione, Lei potrà, ricorrendone i presupposti cui si è fatto cenno,
rendersi in qualche modo parte attiva e diligente, e sottoporre pertanto al
Comune (e magari anche ad Asl e Regione) queste Sue esigenze (da tradurre
ovviamente in un’istanza) anche se qui la discrezionalità della pubblica
amministrazione è sicuramente molto ampia, e questo – in principio – deve
farLe considerare sin d’ora molto complicato ricorrere (al Tar) contro un
eventuale diniego di accoglimento, perché Lei, per dirLa in termini un po’
più tecnici, non è affatto titolare di un interesse protetto (e, come si
suol dire, pretensivo) ma soltanto portatore di un interesse di fatto che,
come tale, non Le permetterebbe grandi rimedi sul piano giurisdizionale.

(g.bacigalupo)

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