Sediva News del 12 maggio 2005

L’IRAP nel “maxi emendamento” al d.l. sulla competitività

In sede di conversione del d.l. sulla competitività, il Governo, come
sappiamo, ha predisposto un maxi-emendamento correttivo e/o integrativo,
ponendovi perdipiù la fiducia.

Già il testo originario del provvedimento conteneva novità pressochè a
tutto campo, intervenendo qua e là sulla normativa previgente quasi “a
macchia di leopardo”, con l’introduzione, cioè, di norme di diritto
pubblico, di diritto fallimentare, di diritto societario, di diritto
successorio, ecc…, e, immancabilmente, di diritto tributario; cosicchè tale
maxi-emendamento finisce per incidere ancor più, e sempre più ampiamente,
sul nostro ordinamento positivo.

Insomma, viviamo tempi di pressanti e ripetute riforme, talora organiche,
talaltra episodiche ed estemporanee, talaltra ancora (come questo d.l.
sulla competitività) in modo trasversale sul “vecchio”, ma tutte comunque
da studiare attentamente e “digerire” per intero, per poi, ove del caso,
orientare diversamente le nostre “scelte di vita”.

Riservandoci dunque di darVi conto delle altre novità contenute nel maxi-
emendamento, vogliamo oggi far cenno a quella relativa alla riduzione
dell’imponibile Irap: vi è prevista, infatti, a decorrere dal 2005 e fino
al 2008, e previa autorizzazione da parte dell’Unione europea, la deduzione
di un importo fino a € 20.000,00 dall’imponibile ad Irap per le imprese che
incrementino il numero dei dipendenti a tempo indeterminato rispetto a
quello risultante al 31/12/2004, importo elevato fino ad € 100.000,00 per
quelle localizzate nelle “aree svantaggiate” (come il sud d’Italia), a
condizione che i nuovi rapporti di lavoro restino in piedi per tutto la
durata del beneficio e che il numero dei dipendenti risulti costantemente
superiore, ancora per l’intero periodo, rispetto sempre a quello al
31/12/2004.

Quanto all’ammontare effettivo dell’agevolazione, cioè della riduzione
dell’imponibile Irap, essa corrisponde al minore importo tra il costo
sostenuto per la nuova unità lavorativa e l’incremento complessivo del
costo del personale, con i “tetti” sopra indicati di € 20.000,00 ed €
100.000,00, anche se all’ultimo minuto la Camera ha voluto “impegnare” il
Governo (ma la storia del nostro Parlamento è ricca di “impegni” di questo
tipo rimasti poi misteriosamente senza alcun seguito…) a chiarire ben
presto ufficialmente – magari soltanto in via amministrativa – che per le
“aree svantaggiate” la norma va interpretata nel modo più favorevole ai
contribuenti, ed esattamente nel senso che, laddove il costo del lavoro
sostenuto per i nuovi assunti sia inferiore al precisato limite di €
100.000,00 (ad esempio € 80.000,00 per 4 nuovi assunti), il suo ammontare
debba comunque essere moltiplicato per il numero delle nuove unità
lavorative (talchè, sempre per stare all’esempio, l’agevolazione possa
competere per € 320.000,00, pari a € 80.000,00 x 4).

In ogni caso, questa disposizione dovrà necessariamente essere coordinata
con le modifiche che il Governo – in attesa di conoscere la sentenza
definitiva della Corte – metterà probabilmente a punto per superare
quantomeno le censure formulate dall’Avvocato Generale presso la Corte di
Giustizia europea nel ben noto giudizio sulla compatibilità dell’Irap
all’ordinamento comunitario (v. Sediva news del 14/04/2005).

(s.lucidi)

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