Sediva News del 28 aprile 2005

L’apertura di una farmacia in soprannumero nel capoluogo – QUESITO

La mia farmacia si trova in un comune di circa 2.700 abitanti ed è situata
in una frazione (con 800 abitanti) distante 8 km dal capoluogo che, a
propria volta, è attualmente servito da un dispensario.
Gli abitanti del capoluogo, tuttavia, sembrano reclamare una vera e propria
farmacia (che sarebbe naturalmente la seconda nel comune), e a questo scopo
sono state raccolte parecchie firme su una petizione da presentare al
Sindaco, il quale ha comunque già dichiarato di essere favorevole a tale
soluzione.
Ma ci sono davvero gli estremi per istituire una seconda sede in un comune
demograficamente così modesto?

L’art. 2 della L. 362/91, che ha sostituito l’intero art. 104 del T.U. LL.
SS., prevede che le regioni possano istituire nei comuni fino a 12.500
abitanti una sede farmaceutica in deroga al criterio demografico (ma la
relativa farmacia deve distare almeno 3.000 metri dagli altri esercizi,
anche se ubicati in comuni diversi), “quando particolari esigenze
dell’assistenza farmaceutica in rapporto alla condizioni topografiche e di
viabilità lo richiedono”.

E’, come si sa, il criterio comunemente definito topografico (o della
distanza), cui la p.a. può fare ricorso per istituire una farmacia in
soprannumero (rispetto ovviamente al numero di esercizi consentito dal
criterio della popolazione, cioè appunto in deroga ad esso), e comunque non
più di una per comune, quando per gli abitanti di una frazione o di un
centro abitato si riveli – in dipendenza o meno della distanza –
particolarmente disagevole usufruire dell’assistenza farmaceutica erogata
dalla farmacia (spesso, come nel Suo caso, ve n’è soltanto una) già aperta
e funzionante sul territorio comunale, e ubicata generalmente nel
capoluogo, perché nei comuni minori l’unica farmacia attivata ha spesso
sede proprio nel “centro storico” (per ragioni appunto …. storiche).

Nella fattispecie da Lei prospettata, invece, la vicenda sembra in fatto
porsi in termini esattamente opposti, e però il criterio topografico resta
evidentemente parimenti applicabile, perché, come accennato, la norma non
appone altre condizioni se non quella della sussistenza dei descritti
presupposti applicativi, cioè di quelle “particolari esigenze
dell’assistenza farmaceutica in rapporto alle condizioni topografiche e di
viabilità”.

Pertanto, il “pericolo” dell’istituzione di una seconda sede è sicuramente
concreto, anche se non è agevole comprendere perchè mai il dispensario
farmaceutico, regolarmente in funzione nel capoluogo, non riesca di per sé
a soddisfare ragionevolmente e sufficientemente le normali esigenze della
popolazione che vi risiede, al punto da indurre gli abitanti a presentare
addirittura una petizione al Sindaco (a meno che non si tratti
dell’ennesimo caso di “spinte” di natura soprattutto politica e/o
elettoralistica …); perchè, in ogni caso, per un comune di soli 2.500
abitanti una farmacia ed un dispensario dovrebbero bastare, mentre due sedi
e due farmacie sembrerebbero veramente eccessive…
(g.bacigalupo)

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