Sediva News del 6 aprile 2005

Le novità sui contratti di associazione in partecipazione

Il decreto legislativo messo a punto dal Governo (si tratta del
provvedimento destinato a perfezionare la riforma dell’Ires–imposta reddito
società) e presentato alla Camera per il relativo parere, contiene, tra
l’altro, alcune novità fiscali con riguardo alla individuazione della
partecipazione “qualificata” o “non qualificata” degli associati di
capitale.

E’ utile ricordare che tale distinzione assume notevole importanza per la
tassazione del corrispettivo liquidato all’associato, nel senso che, come
altre volte precisato, le partecipazioni “non qualificate” scontano
un’imposta fissa del 12,50%, mentre quelle “qualificate” sono imponibili a
tassazione ordinaria, pur se soltanto nella misura del 40% del loro
importo.

A questo proposito, è stato ora chiarito che la valutazione circa il
superamento o meno – da parte del capitale apportato dall’associato – della
famosa soglia del 25% (oltre la quale l’apporto diventa appunto
“qualificato”) rispetto al patrimonio netto contabile dell’impresa va
effettuata non più con riguardo al bilancio aziendale alla data di stipula
del contratto, ma in ogni caso annualmente con riguardo al bilancio alla
data di chiusura di ciascun esercizio.

E’ stata pertanto altresì inserita – del tutto correttamente – una norma di
carattere tecnico (dimenticata nella stesura del decreto istitutivo
dell’Ires), con la quale è stato disposto l’obbligo anche per gli
imprenditori individuali e per le società di persone (al pari delle società
di capitale) di operare la ritenuta “secca” del 12,50% nei casi di
liquidazione degli utili agli associati “non qualificati”.

Come si sarà intuito, non sono state invece accolte, almeno per il
momento, le istanze da più parti avanzate per un “ritorno” alla
deducibilità (per l’associante) degli utili di competenza degli associati
di capitale, i quali, da parte loro, continuano naturalmente a pagare le
imposte – sia pure secondo i criteri appena ricordati – soltanto sugli
utili effettivamente liquidati, e dunque secondo il criterio di cassa.
Cosicché, questa persistente indeducibilità, è agevole comprenderlo,
finisce per lasciare tuttora irrisolti grandissimi problemi nei rapporti
tra l’associante e l’associato di capitale, ancor più quando essi siano
stati formalizzati anteriormente all’1/1/2004 (data di entrata in vigore
della riforma), pur se, beninteso, non può affatto escludersi che il
legislatore delegato si decida, prima o poi, a ripristinare il sistema
precedente.

(g.bacigalupo-s.lucidi)

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