Sediva News del 21 marzo 2005

Norme sulla pianificazione fiscale concordata – QUESITO

Ho letto su “Piazza Pitagora” alcune notizie sulla pianificazione fiscale
concordata per il triennio 2005/2007, e mi è sembrato di capire che
l’amministrazione finanziaria determina in anticipo la base imponibile
“caratteristica” dell’attività svolta e non dunque il reddito imponibile da
assoggettare a tassazione.
Vorrei ulteriori chiarimenti.

Ne abbiamo in verità trattato più volte, e però dovremo tornare
sull’argomento anche in prosieguo, perché si tratta di una vicenda che dal
punto di vista fiscale potrebbe assumere, chissà, un rilievo via via
sempre maggiore.
La legge Finanziaria introduce dunque questo istituto (la “pianificazione
fiscale concordata” – p.f.c.), che riguarderà i titolari di redditi di
impresa e gli esercenti arti e professioni per i quali sono stati applicati
gli studi di settore nel 2003, ed è finalizzato ad una determinazione
preventiva del volume dei ricavi e del reddito “caratteristico” per il
triennio 2005/2007.
La normativa verrà tuttavia applicata progressivamente per le singole
categorie dei contribuenti e quindi taluni riceveranno, addirittura “a
breve”, la proposta da parte dell’amministrazione finanziaria per i
redditi 2005/2007, mentre altri la riceveranno nel 2006 o nel 2007.
Per le farmacie, la cui revisione degli studi di settore è peraltro
recente, la p.f.c. partirà probabilmente soltanto dal 2007.
Per comprendere meglio questo reddito caratteristico, bisogna in ogni caso
far ricorso alla riclassificazione del bilancio secondo le norme previste
dall’Unione Europea e già applicate per le società di capitali come le Spa
e le Srl.
Ora, il conto economico si distingue a questi fini in tre gestioni: quella
tipica, che mette in evidenza il reddito appunto “caratteristico”, quella
finanziaria, che evidenzia gli aspetti positivi e negativi degli interessi
riscossi e degli interessi pagati, e, infine, quella straordinaria che è
relativa naturalmente a movimentazioni straordinarie.
Un esempio farà meglio comprendere questo nuovo modo di svolgimento del
rapporto tra Fisco e contribuente e ipotizziamo perciò un conto economico
qualunque:
A) Valore della produzione
A1) ricavi € 1.000.000,00

B) Costi della produzione
B6) costo della merce € 720.000,00
B7) servizi € 30.000,00
B8) godimento beni di terzi € 20.000,00
B9) personale € 60.000,00
B10) ammortamento € 15.000,00
B14) oneri diversi di gestione € 25.000,00
Totale B € 870.000,00

Reddito R (A – B) caratteristico dell’attività tipica € 130.000,00
C) Proventi e oneri finanziari
C16) Interessi attivi € 1.000,00
C17) Interessi passivi € 14.000,00
Saldo C € 13.000,00
E) Proventi e oneri straordinari
E21) Minusvalenze € 2.000,00
Totale E € 2.000,00
Utile ante imposte U (R – C – E) € 115.000,00

La Finanziaria, pertanto, ricerca il reddito caratteristico dell’attività
tipica, nel caso in esame €130.000,00, a prescindere dalla gestione degli
interessi,nonché dai proventi e dagli oneri straordinari, cosicché la
proposta dell’amministrazione finanziaria non sarà tout court il reddito
imponibile, ma dovranno essere presi in considerazione dal contribuente
anche gli interessi eventualmente pagati e le minusvalenze e le perdite
subite.
Come si vede,almeno al momento, la pianificazione fiscale concordata
sembra inserirsi in un complesso di dati di non facile individuazione, e
dunque sarà probabilmente il decreto del Direttore dell’Agenzia delle
Entrate (previsto ai fini dell’attuazione della normativa sulla p.f.c.) a
rendere appetibile, o meno appetibile, la proposta che arriverà dal Fisco.
Si vedrà.

(f.lucidi)

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