Sediva News del 22 febbraio 2005

L’istituzione di una nuova sede e la modifica di quelle preesistenti

In fase di revisione della pianta organica, come è noto, l’Amministrazione
può anche intervenire sulle circoscrizioni delle sedi farmaceutiche
esistenti, ampliandole o riducendole; e questo, sia quando la modifica si
renda necessaria in conseguenza dell’istituzione di una nuova sede
(naturalmente contermine a quella modificata), ma anche, più
“fisiologicamente”, quando l’intervento sia finalizzato al mantenimento
della migliore qualità della locale assistenza farmaceutica, laddove, ad
esempio, la revisione dei confini di una sede si riveli imprescindibile
per la conservazione della relativa farmacia in quella specifica zona del
comune (sul punto e in tal senso, v. Sediva news dell’11/10/2003).
All’Amministrazione questo ampio potere di intervento, secondo una sicura
giurisprudenza del Consiglio di Stato, derivava tempo fa dall’art. 1 del
DPR 1275/71 e oggi deriva direttamente dall’art. 5 della L. 362/91, il
quale pertanto, indipendentemente da quegli “intervenuti mutamenti nella
distribuzione della popolazione del comune” cui la disposizione
espressamente si riferisce, va inteso come “norma a fattispecie non
tassativa, in quanto destinata ad operare in presenza di ogni situazione
che appaia oggettivamente riconducibile al tipo di interesse pubblico
sotteso alla norma attributiva del potere” (così, CdS, IV Sez., 1/08/01, n.
4200), che è proprio l’interesse (quantomeno) a mantenere (se non è
ovviamente possibile migliorarlo) lo stesso standard di assistenza.
Cosicché, tale potestà amministrativa, pur ampiamente discrezionale, è
rigorosamente tipicizzata nelle accennate finalità, e dunque il suo
concreto esercizio (la modifica, cioè, di una o più sedi farmaceutiche in
sede di revisione della p.o.) deve essere adeguatamente istruito e
motivato con riguardo appunto “alle verificate esigenze di redistribuzione
del servizio sul territorio nell’ottica del miglior perseguimento
dell’interesse pubblico sopra evidenziato” (così vari Tar).
A questi principi, ormai consolidati, si richiama anche una recentissima
decisione del Tar Lazio (n. 501/05) che ne fa corretta applicazione (ed è
quasi una novità per il nostro “panorama”) addirittura in un caso – neppure
troppo singolare – di istituzione di nuova sede farmaceutica (la sesta),
innestata bensì tra due delle cinque sedi preesistenti, senza tuttavia
dare adeguato conto delle ragioni che avevano indotto l’Amministrazione a
scegliere di modificare il territorio di quelle due sedi (e non di altre),
ovvero di modificarlo in quel modo (invece che in un altro).
In pratica, quella sesta sede era stata inserita nel tessuto propriamente
urbano del comune, non già tuttavia assegnandole una circoscrizione
“ragionevolmente” corrispondente all’obiettivo dichiarato di localizzare
il servizio della nuova farmacia in una certa zona del capoluogo (a
beneficio, perciò, del virtuale “bacino” di utenza di quest’ultima),
attribuendole invece in ultima analisi un’area territoriale sostanzialmente
eterogenea (rispetto sempre a quel “bacino” di utenza), e quindi
“irragionevole” sia di per sé, che con riguardo alle due sedi preesistenti
“sacrificate”. Una “irragionevolezza” del genere, è agevole comprenderlo,
avrebbe infatti astrattamente potuto consentire al futuro titolare della
sesta sede – come acutamente rilevato dalla difesa dei ricorrenti – di
ubicare l’esercizio magari a ridosso delle altre due farmacie senza quindi
granché soddisfare le esigenze della zona alla quale invece la sua
istituzione e la sua collocazione erano in principio destinate. Di qui.,
da parte del TAR, l’accoglimento del ricorso e l’annullamento di siffatto
provvedimento di revisione della p.o.
Il giudice amministrativo, insomma, sembra “penetrare” sempre più
incisivamente nella discrezionalità della p.a. (anche) in tema di
modifiche di circoscrizioni farmaceutiche, giungendo, come si è appena
visto, a censurarne l’operato perfino quando si tratti di istituire e/o
collocare una nuova sede, vicenda che invece, almeno sino ad oggi, era
sembrata abbastanza al riparo dal sindacato giurisdizionale.
E però, a questa maggiore “penetrazione” del giudice bisogna francamente
guardare con favore, perché, specie in presenza dell’enorme
commercializzazione di farmacie comunali cui stiamo di questi tempi
assistendo, le Amministrazioni municipali – sempre più gestori di esercizi
farmaceutici – tendono troppo spesso (e anche quando sono chiamate ad
esprimere il prescritto parere in sede di revisione di p.o.) a lasciarsi
eccessivamente “influenzare” da questi interessi imprenditoriali, oltre che
dalle solite esigenze di carattere politico e/o elettoralistico , e quindi,
nella realtà, non sempre tengono adeguato conto degli interessi pubblici
sottesi ai provvedimenti da adottare.
(g.bacigalupo)

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