Sediva News del 18 febbraio 2005

sullo scontrino negativo – QUESITO

Se possibile, vorrei una spiegazione circa la corretta emissione,
registrazione, conservazione del così detto “scontrino negativo” di
qualsiasi prodotto trattato dalla farmacia, tralasciando , per il momento,
l’aspetto deontologico.

Anche nelle farmacie si sta diffondendo il concetto “soddisfatti o
rimborsati”, e cioè si concede al cliente la facoltà di “ripensare” il
proprio acquisto, restituendo il bene se ritenuto non conforme alle
aspettative che hanno portato all’acquisto o comunque per un qualsiasi
altro motivo.

Si prospettano tre diversi soluzioni:

1) sostituzione della merce, contestualmente alla restituzione del bene
precedentemente acquistato, con altra di valore pari o superiore;
2) consegna di un “buono acquisto” del valore pari al bene restituito con
validità (solitamente) limitata nel tempo;
3) rimborso in contanti del prezzo pagato per l’acquisto del bene stesso.

Nel primo caso, bisogna emettere un solo scontrino di importo pari al
valore della merce presa in sostituzione, nel quale però viene evidenziato
l’importo negativo riferito al primo acquisto (nell’apposita voce del
registratore di cassa “rimborsi per sostituzione merce venduta”) e quindi,
in pratica, la differenza tra i due suddetti valori.

Nella seconda ipotesi, sarà necessario emettere due distinti scontrini: uno
negativo (al momento della restituzione della merce), di importo pari al
“buono acquisto” ( sempre alla voce “rimborsi per sostituzione merce
venduta”) e l’altro (al momento dell’utilizzo del “buono acquisto”)
riportante il valore del nuovo bene acquistato.

Infine, la terza ipotesi, riguardante la restituzione della merce contro
rimborso in contanti, comporterebbe, secondo i “suggerimenti” dell’Agenzia
delle Entrate nella risoluzione 5/12/03 n. 219/E, il seguente iter:

– apertura di una “pratica di reso”, con l’attribuzione di un numero
identificativo progressivo contenente tutti i dati relativi
all’operazione originaria e quindi le generalità dell’acquirente,
l’ammontare del prezzo rimborsato e i dati di riferimento dello scontrino
originario;
– contabilizzazione e “rimessa a magazzino” del bene restituito, indicando
nelle scritture di contabilità generale il numero della “pratica di
reso”;
– emissione di uno scontrino fiscale negativo contenente la clausola
“rimborso per restituzione vendita” ed il numero identificativo della
“pratica di reso”;
– registrazione dello scontrino negativo nel registro dei corrispettivi ma
in diminuzione dei corrispettivi del giorno;
– conservazione di ciascuna “pratica di reso” fino alla scadenza dei
termini per gli accertamenti in materia di imposte sui redditi e
dell’iva.

Come si vede, questa terza via è un po’ complessa, tant’è che può finire
per scoraggiare anche i più volenterosi!
(r.santori)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!