Sediva News del I dicembre 2004

Dal costo di acquisto al prezzo di vendita – QUESITO

Sono sempre più frequenti le aziende che in fattura indicano il solo prezzo
di acquisto e non indicano il prezzo di vendita ( in onore della
…concorrenza).
La farmacia in questi casi come deve comportarsi perché il prezzo finale
sia renumerativo? Personalmente, raddoppio il prezzo di acquisto. E’
sufficiente? Può essere data un’indicazione di carattere generale in modo
che … le arance … abbiano un costo allineato come avviene dal
fruttivendolo o dal benzinaio? I farmacisti, si sa, non sono buoni
commercianti.

Il buon imprenditore determina il prezzo di vendita partendo da quello di
acquisto e “ricaricandolo” di una percentuale per la copertura dei costi e
la realizzazione del suo guadagno e maggiorando il tutto dell’iva relativa.

Da un’analisi statistica che abbiamo effettuato sull’annualità 2003, emerge
che le farmacie (almeno quelle la cui contabilità viene elaborata dalla
Sediva) hanno i costi di gestione che incidono sui ricavi secondo queste
percentuali:

• servizi 2,92%
• godimento beni terzi 1,14%
• dipendenti e collaboratori 6,42%
• ammortamenti 1,41%
• oneri diversi di gestione 2,17%
• interessi passivi 0,73%
• imposte 4,33%
Totale 19,12%

I costi, quindi, rappresentano mediamente il 19,12% (attenzione: qui sono
comprese le imposte, come si è visto) dei ricavi, percentuale che ora
possiamo trasformare in coefficiente di ricarico così:

100: x= (100-19,12):19,12 x = 23,63%

Dunque, se ci limitiamo ad applicare un ricarico appunto del 23,63%, e
maggioriamo il tutto della relativa Iva, otteniamo la semplice copertura
dei costi senza alcun guadagno per il farmacista: ed è il c.d. ”punto di
pareggio”.
Esempio: costo € 100 + ricarico di € 23,63 + iva 20% (calcolata su €
123,63) = € 148,36, dove il nostro guadagno è ovviamente uguale a zero.

Conseguentemente , i costi di gestione pari al 19,12% dei ricavi devono
essere maggiorati almeno di un 10% (che deve rappresentare nello stesso
tempo la remunerazione del lavoro del farmacista, del capitale investito e
del rischio d’impresa), elevando pertanto il margine di utile finale (che
si calcola, come è noto, sui ricavi) al 29,12% (19,12% di costi di gestione
+ 10% di guadagno), cui corrisponderà un coefficiente di ricarico (che si
calcola, invece, sul costo di acquisto) pari al 41,08%, perché :

100 : x = (100 – 29,12) : 29,12 x = 41,08%

Tornando ora all’esempio di prima, il costo del prodotto pari ad € 100
(sempre al netto dell’iva) deve essere ricaricato di € 41,08 e
ulteriormente maggiorato dell’iva al 20% (calcolata evidentemente su €
141,08) che è pari a € 28,22. Il prezzo finale di vendita sarà perciò di €
169,30 e ci consentirà di realizzare un guadagno del 10%.

Certo, il raddoppio del prezzo di vendita del prodotto rispetto al suo
costo di acquisto è sicuramente – nessuno potrebbe dubitarne – una
soluzione economicamente più vantaggiosa perché permette di vendere ad €
200 (iva compresa) quel che si paga € 100 (al netto iva) e realizzare
pertanto un margine di utile lordo del 40% (comprensivo, cioè, dei costi di
gestione medi che abbiamo indicato percentualmente nel 19,12 %), per un
guadagno netto finale (per differenza) pari al 20,88% del prezzo ricavato
al netto dell’iva.

Cogliamo, infine, questa circostanza per rendere noto che a tutte le
farmacie assistite la Sediva invierà nei prossimi giorni (inserendola
contemporaneamente nell’Area Clienti del sito per i clienti ivi
“registrati”) l’ analisi statistica riferita all’esercizio 2003, ove emerge
l’incidenza dei vari costi di gestione per ciascuna farmacia, raffrontati
con le medie nazionali: sarà possibile, così, individuare il proprio “punto
di pareggio” e rilevare il margine di guadagno minimo che si potrà adottare
nella determinazione del prezzo di vendita.

(f.lucidi)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!