Sediva News del 16 novembre 2004

Entra in funzione il contratto di lavoro intermittente

Anche questa tipologia lavorativa introdotta dalla “Riforma-Biagi” (una
vera novità per il nostro mondo del lavoro) è diventata infatti finalmente
operativa.

Per di più, fino a qualche tempo fa, tale figura (che ha per oggetto il
c.d. “lavoro a chiamata”) era circoscritta ai soli casi previsti dalla
“Riforma” (lavoratori disoccupati con meno di 25 anni o più di 45,
licenziati o comunque registrati nelle liste di collocamento, e anche altri
lavoratori che potevano però essere chiamati solo in particolari periodi
quali festività, week end, ecc). Ora, invece, l’area applicativa del
contratto intermittente è stata notevolmente ampliata, perché sono state
“rivisitate” (estrapolandole soprattutto da un vecchio elenco risalente al
1923) altre categorie di lavoratori, molto eterogenee tra loro, come, per
esempio: tecnici di riscaldamento, centralinisti, manutentori stradali,
artisti di cinema e tv, camerieri, fattorini, guardiani (a queste due
ultime categorie, in particolare, potrebbero ricorrere agevolmente anche le
farmacie).

Come si ricorderà (perché ne abbiamo trattato più volte in questa Rubrica),
con il contratto di lavoro intermittente il lavoratore è a disposizione
del datore di lavoro, e può essere chiamato in caso di bisogno (di
quest’ultimo, ovviamente).

Il contratto , inoltre, deve essere stipulato in forma scritta e deve
espressamente prevedere, a pena di invalidità, la durata, la disponibilità
del lavoratore, i termini di preavviso della chiamata (almeno un giorno
lavorativo), la retribuzione (che non matura durante la malattia del
lavoratore)e la c.d. indennità di disponibilità (che, in linea di massima,
è pari a circa il 20% della retribuzione e sul relativo ammontare vanno
versati i contributi).

Il lavoratore è tenuto a rispondere alla chiamata del datore di lavoro e in
caso di rifiuto ingiustificato è tenuto a restituire l’indennità di
disponibilità.

Il trattamento economico e retributivo del lavoratore è in ogni caso
corrispondente a quello di un “omologo” lavoratore dipendente.

Infine, anche l’utilizzo del contratto di lavoro intermittente, come del
resto quello di altre tipologie lavorative, è vietato ove sia finalizzato
alla sostituzione di lavoratori in sciopero.

Ecco, dunque, un altro “tassello” della “Riforma”, verso la sua
applicazione in forma integrale.

(gio.bacigalupo)

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