Sediva News del 27 ottobre 2004

La natura sostanziale dell’accertamento fiscale

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con una fondamentale decisione,
hanno posto termine ” all’”infinito” contrasto giurisprudenziale insorto
all’interno della stessa sua Sezione tributaria, sancendo finalmente – e,
speriamo, definitivamente – la natura sostanziale, e non semplicemente
processuale, degli accertamenti del Fisco.

Una tale qualificazione di questi atti, infatti, comporta grandissime
conseguenze (anche se non agevolmente rilevabili da chi non “mastichi”
granchè questa ostica materia), perchè parificare alfine l’accertamento a
qualsiasi altro atto amministrativo c.d. autoritativo (appunto per la sua
natura sostanziale) comporta l’obbligo per l’Amministrazione finanziaria,
in principio dunque ineludibile, di dotare anche l’accertamento – e sin
dalla sua emanazione, si badi bene – dei requisiti minimi previsti dalla
legge, tra cui – uno per tutti – l’indicazione dei presupposti di fatto e
delle ragioni di diritto della pretesa tributaria (la c.d. “motivazione”).

Ben diversamente, il filone giurisprudenziale che individuava, invece,
nell’accertamento un “atto .tolto. processuale”, ammetteva nel concreto
la “sanatoria” delle eventuali carenze (fattuali e/o giuridiche) dell’atto
impositivo persino nel caso di tempestiva proposizione (perciò,
successivamente a quest’ultima) del ricorso dell’interessato, dato che – si
diceva – la notificazione era preordinata alla sola impugnazione e pertanto
raggiungeva il suo scopo appunto con il gravame del contribuente, salva la
facoltà dell’Amministrazione di integrare l’atto, nel corso del processo,
degli eventuali elementi mancanti. Questo, perciò, non sarà ora più
consentito.

Tuttavia, le Sezioni Unite, mentre – da un lato – rendono così giustizia
ai principi generali del nostro ordinamento, si preoccupano nel contempo –
dall’altro (un colpo pure alla “botte”, come si vede) – di “salvare”,
almeno parzialmente, anche eventuali vizi proprio della notifica dell’atto
(la cui nullità, infatti, travolgerebbe l’intero accertamento), precisando
che “se il contribuente mostra di avere avuto piena conoscenza del
contenuto dell’atto e ha potuto adeguatamente esercitare il proprio diritto
di difesa, lo stesso contribuente non potrà, in via di principio, dedurre i
vizi relativi alla notificazione a sostegno di una domanda di
annullamento”. In sostanza, dunque, il ricorso alla Commissione tributaria
sana l’eventuale nullità della notifica.

Da questo momento, perciò, bisognerà prestare ancor più attenzione alla
regolarità formale, notifica compresa, dei futuri avvisi di accertamento.

(s.lucidi)