Sediva News del 20 settembre 2004

Lo scontrino fiscale

Sembra opportuno tornare un momento sul tema (variamente già trattato nella
Rubrica), perché anche di recente esso ci è stato riproposto da molti
farmacisti, che continuano a manifestare al riguardo ancora dubbi e
perplessità.
Esaminiamo dunque i vari profili dell’argomento.

Il contenuto dello scontrino.
Lo scontrino deve dunque contenere:
a) la denominazione della farmacia, ovvero il nome ed il cognome del
titolare, ovvero la ragione sociale (se società di persone);
b) il numero di partita Iva;
c) l’ubicazione del punto di vendita (farmacia, succursale, dispensario);
d) l’ammontare delle somme riscosse, pur senza alcun riferimento al gruppo
merceologico cui il prodotto ceduto appartiene;
e) la data e l’ora di emissione;
f) il numero progressivo;
g) il logo tipo fiscale e il numero di matricola del registratore.
Non è pertanto necessario indicare la natura, la quantità e la qualità del
prodotto ceduto, anche se, come si è osservato in news precedenti, può
essere preferibile provvedervi, quantomeno per soddisfare le esigenze dei
clienti che intendano recuperare in sede di dichiarazione dei redditi le
spese sostenute per l’acquisto del farmaco.
Scontrino”parlante”.
In questo caso, invece, lo scontrino deve essere sempre integrato con la
natura, la quantità e la qualità dei beni acquistati, nonché con il codice
fiscale del cliente.
Lo scontrino “parlante”, come sappiamo, è emesso da particolari
registratori e non è consentito correggerlo o integrarlo manualmente, né
apporre indicazioni di alcun tipo (neppure, ad esempio, il codice fiscale).
Consegna dello scontrino al cliente.
Permane tuttora, in via generale (e salvo quanto più oltre precisato),
l’obbligo di consegnare lo scontrino al cliente “privato”, mentre da
qualche tempo non è più sanzionata la sua mancata esibizione da parte di
quest’ultimo agli eventuali organi accertatori. E’ sempre bene comunque,
per eliminare gli scontrini non ritirati dai clienti, come anche quelli
relativi alla presentazione delle DCR e all’annotazione degli incassi dal
SSN.
Consegna di medicinali agli assistiti dal SSN.
Nella consegna dei medicinali di fascia A non c’è, ed è noto a tutti,
emissione di scontrini e/o la consegna o l’esibizione di qualsiasi altro
documento, se non con riguardo ovviamente all’importo dell’eventuale
ticket; contestualmente alla presentazione della DCR (Distinta Contabile
Riepilogativa) deve invece essere emesso uno scontrino a credito, che non
produce effetti ai fini Iva, considerato che qui solo il momento
dell’effettivo incasso genera l’obbligo del versamento del tributo.
Allorquando, dunque, l’Ente erogatore liquiderà il relativo corrispettivo,
occorrerà rilasciare un vero scontrino fiscale, inserendo, quindi, il suo
importo fra quelli relativi alle cessioni di prodotti.
Assistenza integrativa.
Per quanto riguarda i prodotti relativi alla c.d. assistenza integrativa
(ad esempio, i “pannoloni”, i copriletto ecc.), il cliente deve esibire un
documento comprovante il loro ritiro in quanto la normativa che esonera il
farmacista dall’emissione dello scontrino riguarda soltanto la consegna di
medicinali effettuata nell’ambito dei rapporti convenzionali con il SSN.
Pertanto, il cliente che ritira prodotti di assistenza integrativa potrà
esibire uno scontrino fiscale a credito, ovvero una copia della distinta di
trasporto, e non invece la fattura perché questa viene emessa dal
farmacista direttamente all’Ente erogatore, senza questa volta rilasciare
lo scontrino, neppure a credito (proprio per l’emissione della fattura).

Autoconsumo e omaggi.
Anche il prelievo di merci da parte del titolare o dei suoi familiari è
soggetto all’emissione dello scontrino fiscale (applicando il prezzo
generalmente praticato), al pari delle cessioni operate come omaggi alla
clientela, ma, per questi ultimi, ove si tratti di prodotti estranei alle
categorie merceologiche trattate dalla farmacia (come, ad esempio, i
calendari “natalizi”), l’obbligo di emettere lo scontrino non sussiste (e,
ove il costo unitario dei beni non superi l’importo di € 25,82, esso è
deducibile).
Resi di prodotti scadenti o difettosi.
Nel caso di restituzione ai clienti di prodotti scadenti o difettosi, senza
la loro sostituzione con confezioni “buone” dello stesso prodotto, ma con
lo scomputo del prezzo riscosso da quello di prodotti diversi ceduti in
(totale o parziale) permuta nello stesso punto di vendita, è consentita
l’emissione di uno “scontrino negativo” che documenti gli eventuali
conguagli operati, anche se tale scontrino deve essere accompagnano
dall’esecuzione di altra formalità (come la tenuta di un apposito registro
sul quale indicare le generalità del soggetto acquirente, l’ammontare del
prezzo rimborsato, i dati di riferimento dell’originario scontrino).
Scontrino di chiusura giornaliero.
Deve essere emesso giornalmente e vi vanno allegati gli scontrini
eventualmente annullati nel corso della giornata, intendendo la “giornata”
(secondo una risoluzione ministeriale di qualche anno fa) in senso
civilistico (pertanto, lo scontrino riepilogativo deve comunque essere
emesso entro le ore 24 del giorno stesso).
Scontrino errato.
Lo scontrino errato, una volta rilasciato al cliente, non può ovviamente
essere annullato, ma l’eventuale maggiore importo risultante dallo
scontrino di chiusura giornaliera (quale conseguenza dell’errore) va
recuperato detraendolo dall’ammontare risultante dal registratore,
apponendo sul retro dello scontrino stesso di chiusura l’opportuna
annotazione.
Presenza di un documento di trasporto o della fattura.
A decorrere dal 21 febbraio 1997, dunque da ben sette anni e mezzo, non è
più obbligatoria l’emissione dello scontrino in presenza di un documento di
trasporto o del rilascio immediato della fattura, quella cioè consegnata al
cliente contestualmente ai prodotti.
Quindi, in caso di controllo da parte degli organi preposti alla verifica
degli scontrini all’esterno dei locali, può essere esibita la fattura o la
distinta di trasporto, in luogo dello scontrino fiscale.
Concordato preventivo e registro di prima nota.
I contribuenti che hanno aderito al concordato preventivo biennale riferito
al biennio 2003-2004 sono esonerati, come sappiamo, dall’obbligo
dell’emissione dello scontrino, perché il registratore di cassa, in tal
caso, non è più “fiscale”.
“Rivive” però, per costoro, l’obbligo (che invece non fa più carico – dal
21 febbraio 1997 – ai contribuenti “non concordatari”) di tenere e
aggiornare quotidianamente il registro di prima nota corrispettivi.
Registro del mancato funzionamento del registratore di cassa.
In ogni caso, gli imprenditori che utilizzano il registratore di cassa
devono essere muniti anche del “registro del mancato funzionamento”, che a
partire dal 25 ottobre 2001 non va tuttavia né bollato né vidimato, ferma
la sola formalità della numerazione delle pagine. Ovviamente questo
registro non interessa i “concordatari” di cui sopra.
Disinstallazione e cessione del registratore di cassa.
E’ necessario eseguire una stampa integrale delle registrazioni effettuate
prima della disinstallazione e fare una copia del libretto di dotazione.
Sia la stampa che la copia vanno autenticati dal tecnico incaricato della
procedura che deve segnalare alla competente Agenzia delle Entrate
l’avvenuta disinstallazione (o cessione) entro il giorno successivo.
Sanzioni.
La sanzione per la mancata emissione dello scontrino (quando ovviamente è
obbligatoria) è pari al 100% dell’Iva riferita all’operazione di cui si
tratta, ma con un minimo di € 516,00.
Tuttavia, nel caso di tre violazioni pur semplicemente contestate
(prescindendo dunque da eventuali impugnative in corso, perciò non ancora
definite positivamente per l’interessato) scatta la sanzione della chiusura
dell’esercizio da un minimo di 15 giorni a un massimo di due mesi.

(f.lucidi)

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