Sediva News del 20 luglio 2004

La Cassazione nega la possibilità di “spalmare” i redditi tra i componenti
della famiglia

Un contribuente davvero caparbio ha richiesto al Fisco il rimborso della
maggiore Irpef versata rispetto a quella calcolata “dividendo” il reddito
da lui dichiarato tra i componenti della famiglia.

Riteneva in sostanza questo contribuente che non è corretto identificare
tout court il soggetto tenuto al pagamento delle imposte soltanto con colui
che “produce” il reddito, perchè la norma fa riferimento ai “redditi
posseduti” e perciò il reddito medesimo va “spalmato” tra tutti i
componenti della famiglia che di tale reddito sostanzialmente “fruiscono”
in quanto “possessori”.

E la sua caparbietà è arrivata sino in Cassazione, che tuttavia non gli ha
dato soddisfazione respingendo infatti la tesi da lui sostenuta,
considerando – sotto il profilo meramente soggettivo – che la legge non
individua quale soggetto d’imposta la “famiglia” come tale, bensì la
singola persona fisica, con riguardo perciò alla singola capacità
contributiva.

La Cassazione ha peraltro richiamato la giurisprudenza costituzionale in
materia, che ha bensì fatto sempre salva proprio tale impostazione
impositiva, ma “ammonendo” nel contempo il legislatore a correggere
opportunamente le “storture” che nel concreto possono derivarne.

E’ indubbio, infatti, che in una famiglia “monoreddito” le imposte vengono
pagate in misura più elevata rispetto ad un’altra famiglia che percepisca
bensì lo stesso reddito complessivo, e però diviso tra i suoi diversi
componenti, in quanto la progressività dell’Irpef comporta che il reddito
“singolo” sia tassato ad aliquote marginali superiori rispetto al caso in
cui il medesimo importo sia “spalmato” però tra due o più soggetti, e
perciò in due o più tranches.

Vedremo se la riforma dell’Ire terrà finalmente conto di quei richiami
dell’Alta Corte.

(s.lucidi)

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