Sediva News del 16 luglio 2004

Definitivamente risolto il problema del “libretto sanitario” – QUESITO

Su indicazione dell’Ordine dei farmacisti, che si appella ad una recente
legge regionale, da qualche tempo non provvedo più a richiedere al
personale assunto il famoso “libretto sanitario”, né il suo rinnovo
annuale. Mi hanno però riferito che, invece, la questione non è affatto
definita e che anzi sarei tenuto a ripristinare il “libretto”, almeno come
forma di cautela. Vorrei sapere come stanno le cose in questo momento.

Nella migliore contemporaneità di eventi, il Suo quesito si è “incrociato”
con la sentenza n. 162 dell’1/06/2004 della Corte Costituzionale (di cui
sicuramente avrà dato tempestiva notizia la Federfarma) che ha posto la
parola “fine” a questa vicenda.

Di recente, come sappiamo, alcune leggi regionali (Emilia Romagna, Lazio,
Lombardia ecc.) avevano espressamente esonerato i dipendenti delle farmacie
(farmacisti e non) dall’obbligo di possedere (e/o rinnovare annualmente) il
“libretto” di idoneità sanitaria (previsto e disciplinato dalla “vecchia”
l. 30/04/62 n. 283 e dal relativo regolamento di esecuzione) che ha
notoriamente costituito a lungo una formalità (o poco più) necessaria ai
fini dell’assunzione del lavoratore e/o della sua conservazione in
organico.

Senonchè, la Presidenza del Consiglio dei Ministri aveva prodotto alla
Corte (anche se non sempre tempestivamente) altrettanti ricorsi di
illegittimità costituzionale contro queste norme, fondati soprattutto su un
asserito straripamento della competenza legislativa regionale dai limiti
imposti dall’art. 117 Cost.

Per la verità, tali ricorsi non sembravano del tutto campati in aria, e
quindi, almeno secondo noi, qualche rischio di un ritorno … all’antico (in
quelle regioni) c’era davvero; e questo dubbio era insorto probabilmente
anche in altre “sfere”, se è vero che erano già in avanzata gestazione
norme statali dirette allo stesso risultato pratico di esonerare i
dipendenti delle farmacie da quelle incombenze.

Invece, come accennato all’inizio, la Corte ha ritenuto che l’art. 14
della citata l. n. 283/62 (che appunto prescrive il possesso del “libretto
sanitario” da parte, tra l’altro, di tutti gli operatori del settore di
distribuzione degli alimenti), tenuto conto della massiccia evoluzione
normativa – anche a livello europeo – volta a garantire in modo sostanziale
la tutela igienica dei prodotti alimentari, non possa oggi più ritenersi
come espressione di un “principio fondamentale” della materia, dovendosi
invece intendere quella norma come portatrice di semplici modalità di
attuazione del vero principio ispiratore sopravvissuto a tale evoluzione (e
perciò tuttora “fondamentale”) che è quello secondo il quale la tutela
igienica degli alimenti deve essere comunque assicurata anche mediante la
garanzia di alcuni necessari requisiti igienico-sanitari – controllabili
sia dagli imprenditori (e dunque, per quanto ci interessa, dalle farmacie)
che dai pubblici poteri (le ASL) – delle persone operanti nel settore (che,
per noi, sono ovviamente i dipendenti delle farmacie, farmacisti e non
farmacisti).

Questo è in sintesi il ragionamento della Corte, forse audace e coraggioso
(e magari anche un po’ fantasioso), che ci porta in ogni caso alla
conclusione – evidentemente la più gradita alle farmacie – della
definitiva scomparsa da queste ultime del famigerato “libretto sanitario”,
perché questo ormai costituisce sostanzialmente jus receptum.

Beninteso, questo vale soltanto dove la Regione abbia provveduto in tale
direzione, perché, diversamente, nelle altre regioni l’obbligo del
“libretto sanitario” attualmente persiste, e dunque sarà forse il caso di
stimolare opportunamente i legislatori regionali più “pigri” ad intervenire
anch’essi….

(g.bacigalupo)

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