Sediva News del 25 giugno 2004

Il “diritto” del farmacista di trasferire liberamente il locale-farmacia –
QUESITO

Ho acquistato un locale (a 500 metri da quello attuale) dove vorrei
trasferire la farmacia, che è anch’esso naturalmente ubicato nella mia sede
ed è ancor più lontano dall’altra farmacia del capoluogo. Sembra però che
l’amministrazione comunale intenda impedire il trasferimento, perché ora
vorrebbe proporre alla Regione, in vista dell’imminente revisione della
pianta organica, di modificare la mia sede sottraendole proprio quella
porzione in cui è ubicato il nuovo locale, per assegnarla invece alla terza
farmacia del comune, che attualmente è rurale e in soprannumero, ma che
dovrebbe anch’essa essere “assorbita” nell’accresciuto numero degli
abitanti. Sarebbe legittimo un eventuale diniego dell’autorizzazione al
trasferimento?

Costituisce ormai, come si suol dire, jus receptum: il titolare di farmacia
è portatore di un interesse legittimo protetto (c.d. pretensivo) a
trasferire l’esercizio in un qualsiasi altro locale di suo gradimento, sia
pure nel rispetto delle due ben note condizioni che esso sia ubicato
all’interno della sede farmaceutica di pertinenza e che disti non meno di
200 metri dalle altre farmacie.
Vige qui, cioè, il principio della libera scelta (di mera natura
imprenditoriale) del titolare circa l’ubicazione dell’esercizio, cosicchè
il prescritto provvedimento di autorizzazione dell’autorità competente si
pone soltanto – come è tuttora corretto definire la vicenda dal punto di
vista del diritto amministrativo – quale atto finalizzato semplicemente a
rimuovere un limite frapposto dall’ordinamento all’esercizio di un diritto,
che non può pertanto essere negato neppure sulla base delle famose
“esigenze degli abitanti della zona”, alle quali d’altronde – diversamente
dall’art. 13 del Dpr 1275/71 – non fa più alcun riferimento il “nuovo “
art. 1 della l. 475/68.
Pertanto, il titolare di farmacia, fermo il rispetto di quelle due
condizioni , può spostare l’esercizio in un qualunque locale sito
nell’ambito della sede, dato che (lo abbiamo già detto nella Sediva news
del 30/07/2003) tutti i “punti” all’interno di quest’ultima sono parimenti
idonei – almeno in astratto – a soddisfare quelle “esigenze”, perchè è
soltanto in fase di delimitazione di ciascuna circoscrizione farmaceutica,
e perciò in sede di revisione periodica della pianta organica, che la P.A.
può intervenire nella determinazione e/o variazione dell’area territoriale
relativa alla singola sede, e quindi individuare (sempre “sulla carta”,
evidentemente) il bacino di utenza alla cui cura la relativa farmacia è
destinata.
Da queste considerazioni di puro principio (che potranno forse apparire un
po’ fumose …), discende la facile conclusione che al trasferimento da Lei
richiesto il Comune non potrà opporsi se non per l’inosservanza (e non è
ovviamente il Suo caso) di una e/o l’altra delle due condizioni, e comunque
non certo argomentando l’ipotetico diniego – come Lei paventa – con ragioni
di pubblico interesse (e/o con profili connessi all’interesse privato degli
altri titolari di farmacia) sottese a futuri provvedimenti modificativi
dell’odierna p.o., di competenza peraltro della Regione. Del resto, vero è
che il disegno del Comune (se lo abbiamo ben compreso) sembra perfettamente
in linea con la norma (alla terza farmacia, infatti, diventando essa
“numeraria”, ben potrebbe essere assegnata anche una porzione del
capoluogo); e però, è altrettanto sicuro che l’autorizzazione al
trasferimento dell’esercizio può essere data (o negata) soltanto con
riguardo all’assetto attuale della distribuzione delle sedi farmaceutiche
sul territorio comunale.
Per la verità, qualche isolata decisione di TAR (ed anche, in una recente
circostanza, del Consiglio di Stato) ha creduto di poter riservare alla
P.A. dei margini, pur ridotti, per un intervento discrezionale (ispirato,
appunto, a pretesi interessi pubblici) in grado di negare l’autorizzazione
al trasferimento della farmacia; e però, oltre a trattarsi di “voci”
giurisprudenziali ormai largamente “fuori dal coro”, quelle sentenze
decidevano fattispecie molto particolari (e quella del CdS riguardava in
ogni caso la “prima apertura” di una farmacia di nuova istituzione: v. la
già citata Sediva news del 30/07/2003) e certamente non assimilabili a
vicende, diciamo, ordinarie come la Sua, che riguarda una farmacia urbana e
regolarmente “in numero”
Insomma, un eventuale diniego di autorizzazione sembrerebbe, allo stato,
illegittimo.

(g.bacigalupo)

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