Sediva News del 14 maggio 2004

La trasparenza fiscale nelle società di capitali

Con la riforma dell’Ires – e quindi a decorrere dal 1 gennaio 2004 – è
stata prevista la facoltà, anche per le persone fisiche che siano soci di
“srl a ristretta base proprietaria”, di optare per la c.d. trasparenza
fiscale.

Si tratta di questo: con l’esercizio di un’opzione (le cui modalità sono
state ora disciplinate con apposito regolamento ministeriale) espressamente
attribuita al socio, il reddito (o la perdita) della società partecipata
viene imputato direttamente al socio stesso, prescindendo cioè dalla sua
materiale liquidazione, proprio come avviene per le società di persone.

Restringendo qui l’analisi, per evidenti ragioni di spazio, appunto alle
sole “srl a ristretta base proprietaria” (dove i soci devono essere persone
fisiche in numero massimo di dieci e la società partecipata deve avere un
volume d’affari inferiore ad € 5.164.570,00), vogliamo rilevare che
l’opzione può risultare vantaggiosa soprattutto in quei casi in cui sia
(ragionevolmente) presumibile che la società partecipata sia in perdita
(l’opzione però, si badi bene, ha effetto per tre anni), ovvero che l’utile
prodotto sia poi effettivamente distribuito ai soci.

Infatti, in caso di perdite, come del resto è intuitivo, esse potranno
essere dedotte direttamente dal reddito dichiarato dal socio, che potrà
dunque beneficiare di una corrispondente riduzione del proprio ammontare
imponibile.

In caso di realizzo e distribuzione di utili, invece, il socio, ove non
opti per la trasparenza fiscale, subirà dapprima gli effetti della loro
tassazione in capo alla società (l’Ires, come sappiamo, è del 33%), e poi
quelli della tassazione in capo a se stesso sia pure limitatamente al 40%
di quanto a lui nel concreto liquidato; con l’opzione, ben diversamente, la
società non pagherà alcunché a titolo di Ires, mentre il socio sconterà
soltanto le imposte relative all’ammontare (intero, però) degli utili a
lui imputati (prescindendo quindi dalla materiale loro liquidazione).

Cosicché, ferma la convenienza per il socio persona fisica di esercitare
sempre e comunque l’opzione quando, lo ribadiamo, siano preventivate per
la società perdite ripetute negli anni, invece, in presenza di utili – e
semprechè ne sia prevista la liquidazione ai soci – il vantaggio sarà per
lui tanto maggiore quanto più sia ridotto l’importo degli altri suoi
redditi, e sia perciò lontana l’aliquota marginale Irpef del 45% (in altre
parole, ove il socio abbia redditi personali complessivamente superiori a
70.000 euro, l’opzione potrà non convenirgli).

(s. lucidi)

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