Sediva News del 03 maggio 2004

La deducibilità degli utili ai cointeressati – QUESITO

Ho recentemente stipulato un contratto di cointeressenza per l’esercizio
della mia farmacia. Vorrei sapere se gli utili versati al cointeressato
sono indeducibili come quelli corrisposti ad un associato in
partecipazione con apporto di capitale (o misto).

Ricordiamo, in primo luogo, che al “contratto di cointeressenza” – come
precisa l’art. 2554 cod. civ. – si applica, nei limiti della compatibilità,
la normativa prevista dagli artt. 2549-2553 per il contratto di
associazione in partecipazione, da cui il primo si distingue: a) o per
l’assenza di un apporto, ma con la partecipazione del cointeressato sia
agli utili che alle perdite d’impresa (ed è la cointeressenza c.d.
propria);b) ovvero, fermo un apporto (magari anche soltanto lavorativo) da
parte del cointeressato, per la mancata partecipazione di quest’ultimo alle
perdite (cointeressenza c.d impropria). Ed in ambedue le forme di
cointeressenza, il cointeressato può sicuramente collaborare anche alla
gestione (sia professionale che commerciale) dell’impresa, sia pure nel
pieno rispetto del ruolo di dominus spettante irrinunciabilmente al suo
titolare.
Un esempio della prima figura può essere costituito dalla partecipazione di
un erede agli utili e alle perdite di esercizio imposta quale onere modale
nel legato con cui la farmacia sia stata assegnata ad un coerede: qui,
infatti, il cointeressato non “apporta” di massima alcunché al coerede
legatario, che però è tenuto, in adempimento dell’onere, a riconoscergli la
quota di utili e perdite disposta dal testatore. Ed è un caso tutt’altro
che infrequente, perché può essere questo, poniamo, il modo prescelto dal
padre per far “partecipare” alla farmacia – legata ad un figlio (ovviamente
farmacista) – anche il di lui fratello (non farmacista) soddisfacendo così
nel contempo, magari, la quota di legittima di quest’ultimo.
Quanto alla cointeressenza impropria, una sua “classica” ipotesi
applicativa – e comunque la più diffusa nelle farmacie – è quella del
cointeressato (il quale generalmente è un farmacista, e in ogni caso con un
farmacista il rapporto diventa certo più “ortodosso”) che apporta soltanto
prestazioni lavorative, e che infatti, nel concreto, partecipa non di rado
soltanto agli utili (nella pratica, tuttavia, anche questo rapporto si
tende a definirlo per semplicità come “associazione in partecipazione”, e
però, come si è osservato, la disciplina applicabile è la stessa).
Anche nella cointeressenza, inoltre, come del resto nell’associazione in
partecipazione, il cointeressato può partecipare agli utili (e/o alle
perdite) di un solo settore o ramo aziendale, con esclusione degli altri,
come quando si ritenga di circoscrivere il rapporto, ad esempio, alla sola
vendita dei farmaci, o dei parafarmaci in genere, o dei soli galenici, ecc.
.
Dal punto di vista fiscale, il regime di piena deducibilità è stato in
vigore fino al 31/12/03, mentre l’art. 109, IX comma, lett. b), del Dpr
917/86 (introdotto dal D.Lgs. 344/03) prevede ora l’indeducibilità di ogni
tipo di remunerazione dovuta relativamente ai contratti di associazione in
partecipazione e a quelli di cui all’art. 2554 del cod. civ (di
cointeressenza), allorché sia previsto un apporto diverso da quello di
opere e servizi. (v. Sediva news del 15/9/2003).
Dal tenore letterale della disposizione sembrerebbe, pertanto, che in un
contratto di cointeressenza propria, senza cioè alcun apporto da parte del
cointeressato (come nell’esempio fatto sopra), gli utili liquidati a
quest’ultimo possano ritenersi deducibili, perché, se un apporto
addirittura non c’è, non si dovrebbe ovviamente – almeno in principio –
realizzare quella condizione di indeducibilità prevista dalla norma.
Nella cointeressenza impropria, invece, dovrebbe senz’altro valere la
regola generale appena ricordata, e pertanto, ove l’apporto non consista in
mere prestazioni lavorative, gli utili parrebbero saldamente indeducibili.
Il tipo di contratto da Lei stipulato, dunque, determinerà la deducibilità
o meno degli utili liquidati, anche se, è doveroso precisarlo, sul tema non
vi é stata ancora alcuna pronuncia da parte dell’Agenzia delle Entrate, che
tuttavia non dovrebbe tardare granché.

(g.bacigalupo-s.lucidi)

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