Sediva News del 28 aprile 2004

Assoggettati al contributo previdenziale i redditi dei collaboratori non
farmacisti dell’impresa familiare

È quanto emerge dalla circolare n. 70 del 26/04/2004 emanata dall’Inps,
secondo cui il collaboratore non farmacista dell’impresa familiare che
svolge – con abitualità e prevalenza (caratteristiche peraltro essenziali,
come è noto, del rapporto di impresa familiare) – un’attività sicuramente
commerciale, quale quella della vendita di prodotti diversi dai medicinali,
deve “necessariamente avere la sua tutela previdenziale”, pur non essendo
il titolare dell’impresa obbligato all’iscrizione alla Gestione
commercianti presso l’Inps perché già tenuto al versamento contributivo
in misura forfettaria a favore dell’Enpaf (e infatti l’obbligo certamente
non sussiste – appunto per questo – neppure per i collaboratori
familiari farmacisti).
Cosicché, proprio e soltanto al fine specifico dell’iscrizione di
eventuali collaboratori non farmacisti in rapporto con lui di impresa
familiare, il titolare della farmacia – conclude la circolare – dovrà
anch’egli iscriversi alla Gestione esercenti attività commerciali, sia
pure “quale titolare non attivo”, mentre i familiari non farmacisti, “che
collaborino all’attività dell’impresa con carattere di abitualità e
prevalenza”, vi dovranno essere iscritti “come coadiutori, secondo le
procedure in atto per i preposti all’attività commerciale”.
L’Istituto, tuttavia, avuto riguardo alle precedenti contrastanti direttive
e alla particolarità della fattispecie trattata, invita – bontà sua! – le
Sedi periferiche a ridurre le sanzioni, in caso di accertamento di
omissioni contributive per gli anni pregressi (qui la prescrizione è
quinquennale), fino alla misura degli interessi legali.
Come si sarà rilevato, l’Inps, assumendo per la prima volta una posizione
univoca sul tema, spiega la tesi dell’obbligatorietà dell’iscrizione dei
familiari non farmacisti con il concreto esercizio da parte loro di
un’attività commerciale (quella, si ribadisce, afferente al benedetto
“parafarmaco”, come se la vendita del farmaco non costituisse anch’essa
un’attività commerciale …), e dunque può essere lecito domandarsi, almeno
astrattamente, se l’obbligo permanga anche nell’ipotesi in cui il
“coadiutore” eserciti un’attività diversa, come ad esempio quella puramente
amministrativa (caso tutt’altro che infrequente nelle farmacie), pur se non
sarà facile convincere l’Inps a fare “sconti” di sorta a chicchessia.
Sia ben chiaro, questo non è propriamente un fulmine a ciel sereno, perché
ormai da tempo l’andazzo era quello di recuperare a contribuzione il più
ampio numero possibile di prestazioni tout court lavorative (ed in tal
senso è anche l’intera “Riforma-Biagi”), talchè la circolare non giunge
del tutto inattesa.
Certo, si profilano oneri nuovi, ed anche importanti, per le farmacie
(anche se, è bene precisarlo, questi nuovi obblighi contributivi finiranno
in molti casi per consentire la maturazione di un trattamento
pensionistico anche da parte di chi altrimenti ne sarebbe stato escluso);
e però, le rappresentanze sindacali della Categoria faranno forse
giustamente di tutto per contrastare la tesi dell’Inps, o, quantomeno, per
ridurne al minimo l’area applicativa, pur se saranno i Tribunali del
Lavoro a rispondere adeguatamente ai numerosi interrogativi che la
circolare suscita, e non è affatto scontato che le cose debbano andare
proprio come l’Inps le ha ora raccontate.
Nell’attesa, però, potrà essere opportuno, in taluni casi, rivedere un po’
meglio l’organizzazione del lavoro all’interno della farmacia,
intervenendo così anche su qualche impresa familiare non del tutto in
linea con le esigenze (anche fiscali) dell’esercizio, e dando maggiore
spazio, magari, all’associazione in partecipazione con apporto lavorativo
(assoggettata bensì anch’essa agli obblighi contributivi, e tuttavia –
anche sotto il profilo tributario – con il criterio di cassa, a differenza
degli utili attributi al collaboratore dell’impresa familiare, invece
imponibili a contribuzione e ad imposte con il criterio di competenza).
Ricordiamo, da ultimo, che la misura dei contributi dovuti sui compensi dei
collaboratori non farmacisti in impresa familiare è quella prevista per i
commercianti, che poi è la stessa posta a carico dei compensi ai co.co.co.,
ai collaboratori a progetto ed agli associati di lavoro, e cioè,
mediamente, circa del 18% (diventerà ben presto del 19%).

(g.bacigalupo-s.lucidi)

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