Sediva News del 21 aprile 2004

Verso la migliore tutela della buona fede del contribuente.

Lo “Statuto dei diritti del contribuente” (L. 212/2002) sancisce il
principio fondamentale secondo cui i rapporti tra contribuente e
Amministrazione finanziaria devono essere improntati alla collaborazione e
alla buona fede, con la conseguenza, ad esempio, della non irrogabilità
delle sanzioni quando le violazioni commesse siano dipese da obiettive
condizioni di incertezza sulla portata e/o sull’ambito applicativo della
norma tributaria, ovvero siano consistite in inadempimenti meramente
formali.

Il principio va sempre più consolidandosi anche nella giurisprudenza della
Sez. Trib. della Corte di Cassazione, che ha da ultimo affermato la facoltà
del contribuente di far riconoscere all’Amministrazione finanziaria anche
“qualsiasi” tipo di errore, sia materiale che di diritto, commesso in buona
fede in sede di dichiarazione dei redditi e dal quale sia derivato il
pagamento di imposte non dovute.

Non è pertanto consentito all’Erario – precisa la S.C. – eccepire, quale
motivo di irripetibilità delle somme indebitamente versate, che l’errore
debba necessariamente essere rappresentato dal contribuente in una nuova
dichiarazione dei redditi (rettificativa perciò della precedente) da
produrre entro certi termini, essendo invece sufficiente, anche a questo
scopo, la semplice procedura di rimborso avviata dall’interessato.

Potrebbe apparire, questa, una precisazione di poco conto, e invece essa
riveste nel concreto una grandissima importanza, perché destinata a
risolvere – rapidamente, quanto positivamente – tanti casi pratici che,
altrimenti, sarebbero di soluzione spesso dispendiosa per il contribuente.

(s.lucidi)

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