Sediva News del 2 aprile 2004

Le spese mediche rimborsate dall’assicurazione – quesito

Nel corso del 2003 ho sostenuto spese sanitarie che mi sono state
rimborsate dalla compagnia assicurativa (alcune però solo in parte).
Le posso portare in detrazione nella mia prossima dichiarazione?

Il premio annuo che viene pagato per la polizza sanitaria, per così dire,
classica non costituisce né un onere detraibile dalle imposte dovute (sia
pure nel noto limite del 19% del loro ammontare), come invece è il caso, ad
esempio, degli interessi passivi su certi mutui ipotecari o delle spese
funebri, e neppure un onere deducibile dall’imponibile, come, poniamo, i
contributi previdenziali obbligatori o l’assegno corrisposto al coniuge
divorziato.

E però, attenzione, è detraibile (sempre dalle imposte dovute), pur se al
netto della famosa franchigia di € 129,11, l’intero importo (senza “tetti”,
perciò) delle spese sanitarie effettivamente sostenute nell’anno, anche
quando esse siano state, parzialmente o totalmente, rimborsate (se in
“assistenza indiretta”) o direttamente sostenute (se in “assistenza
diretta”) dalla Compagnia.

Se invece la “copertura” di queste spese deriva dall’iscrizione ad una
società di mutuo soccorso (quelle che assicurano un sussidio – appunto
mediante il rimborso di alcune spese sanitarie – nei casi di malattia, di
impotenza al lavoro o di vecchiaia, ovvero un aiuto alla famiglia in caso
di decesso dell’iscritto), come è, ad esempio, la Mutua Tre Esse Scarl
(che oggi “assicura” molti farmacisti in virtù di una convenzione-quadro
intervenuta qualche tempo fa con il “Fondo Rurali”), allora le conseguenze
fiscali possono essere sostanzialmente ben diverse, perché il contributo
annuo pagato (cioè, per quanto sopra detto, il suo 19%) rientra tra gli
oneri detraibili (ma questa volta nel “tetto” annuo di € 1.291,14), e anche
le spese sostenute sono detraibili limitatamente, però, all’importo non
rimborsato (o direttamente pagato, se in “assistenza diretta”) dalla
società di mutuo soccorso.

Come si vede, questo “gioco” incrociato tra limiti (il 19%), franchigie (€
129,11) e tetti (€ 1.291,14) in sede di detraibilità può consigliare in
qualche evenienza (quando, cioè, l’importo nel concreto rimborsato – o
direttamente sostenuto dalla Scarl, come si è visto – sia molto più
elevato del contributo annuo) di non “utilizzare” fiscalmente quest’ultimo
e portare invece in detrazione (dalle imposte) l’intero ammontare delle
spese sanitarie effettivamente pagate nell’anno ( a meno che – ma questo
non è ancora chiaro – l’art. 13 bis, lett. c) del Dpr 917/86, che
disciplina tali profili, non finisca per essere interpretato dal Fisco in
senso restrittivo e che dunque il contribuente “coperto” da una società
di mutuo soccorso non possa affatto “scegliere” e sia invece costretto a
detrarre comunque dalle imposte dovute il contributo annuo pagato, con gli
accennati limiti che ne derivano).

(s.lucidi)

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