Sediva News del 22 marzo 2004

Il passaggio della titolarità della farmacia alla snc ereditaria – QUESITO

Faccio parte di una snc ereditaria che gestisce la farmacia di mio
padre deceduto da circa tre anni.

Le quote sociali sono possedute per il 33% da mia madre e per il 22% per
ciascuno dal sottoscritto (sono sia farmacista “idoneo” che medico, e
attualmente sono dipendente da una casa di cura privata con contratto a
tempo determinato in scadenza a ottobre 2004) e dalle mie due sorelle
(ambedue farmaciste, di cui una ancora “non idonea” e l’altra, quella
“idonea”, insegnante).

In vista dell’intestazione della titolarità della farmacia di nostro padre
ad una snc costituita soltanto tra noi figli, vorrei sapere come ripartire
la quota di nostra madre e se la mia posizione e quella di mia sorella
insegnante sono incompatibili con la qualifica di socio ed in caso di
risposta affermativa come “aggirare” questo ostacolo.

Giova preliminarmente rammentare che qui il termine per poter chiedere il
riconoscimento del trasferimento della titolarità della farmacia paterna
alla snc tra i figli é di tre anni (naturalmente dal decesso del titolare),
ovvero di dieci anni se, alla data della morte, uno di loro (e/o il coniuge
superstite) risultava iscritto alla facoltà di farmacia (e dunque ancora
non laureato), come forse era il caso della figlia tuttora non “idonea”
(art. 7, commi 8 e 9, della l. 362/91).

Ora, finché è in vita la società avente per oggetto sociale la semplice
gestione ereditaria della farmacia paterna non sorgono evidentemente
problemi di incompatibilità, perché l’art. 8 della stessa legge li pone
soltanto con riguardo alle società di persone “titolari” di farmacia.

Pertanto, il Suo rapporto di lavoro e quello di Sua sorella insegnante non
destano in questo momento preoccupazioni, che insorgeranno invece con
l’intestazione della titolarità in capo alla snc, nel qual caso, infatti,
la norma ora citata prevede l’espressa incompatibilità dello status
del socio “con qualsiasi rapporto di lavoro pubblico e privato”, impedendo
dunque a Voi due di parteciparvi.

E allora, ferma l’eliminazione di tali incompatibilità, la quota di
spettanza di Sua madre potrà essere donata in pari misura a tutti i figli,
che, quali soci superstiti tutti in possesso dei requisiti soggettivi
previsti dalla legge, potranno pertanto consumare – entro il termine di tre
o dieci anni dalla morte, come appena chiarito – il diritto di trasferire
la titolarità della farmacia (tuttora in capo al de cuius), appunto
a nome e favore della società, chiedendo conseguentemente alla competente
autorità sanitaria il rilascio del prescritto provvedimento di
autorizzazione.

Laddove, invece, non intendiate far cessare l’attuale Vostro rapporto di
lavoro, le quote sociali potranno essere cedute a titolo oneroso all’unica
sorella non incompatibile, che, “intestatasi” quindi la titolarità
dell’esercizio (previo scioglimento della snc ereditaria e contestuale
assegnazione a se stessa – quale unico socio – dell’azienda
farmaceutica nella sua interezza), ne proseguirà l’attività in forma
individuale, mentre i due fratelli “incompatibili” potranno partecipare
agli utili e alle perdite della farmacia in misura di un terzo ciascuno
(facendo ricorso, ad esempio, ad un contratto di associazione in
partecipazione, nel quale costoro apporteranno il credito – da loro vantato
nei confronti della sorella – pari al prezzo non corrisposto per la
cessione onerosa delle quote sociali).

Beninteso, in tale ultima evenienza la quota posseduta dalla mamma dovrà
anch’essa essere ceduta alla figlia non incompatibile, magari anche
a titolo gratuito, e però gravando la donazione di oneri modali in modo da
ridurre il valore netto e finale della liberalità ad un ammontare
corrispondente, o molto vicino, a quello della sua c.d. disponibile,
e dunque “con dispensa dalla collazione”, come si suol dire (evidentemente,
però, questa è soltanto una delle tante soluzioni giuridicamente
possibili…).

Quanto ai profili fiscali dell’operazione, va precisato che la cessione
delle quote sconta soltanto l’imposta di registro in misura fissa, ma può
comportare il pagamento di imposte dirette da parte di chi cede le quote a
titolo oneroso, pur se il loro “peso” potrà essere opportunamente ridotto
versando, entro il 30/09/2004, l’imposta sostitutiva del 4% sulla
rivalutazione delle quote possedute al 1° luglio 2003 (v. href=”news.jsp?pos=550″>Sediva News del 27/02/2004).

Le ricordiamo, infine, che dall’1/01/2004 gli utili corrisposti agli
associati di capitale non sono deducibili dal reddito d’impresa (v. href=”news.jsp?pos=497″>Sediva News del 18/12/2003), anche se si parla
sempre più insistentemente di un “ritorno” al sistema previgente
dell’integrale loro detraibilità (come anticipato nella stessa href=”news.jsp?pos=550″>Sediva News del 27/02/2004).

(g.bacigalupo-s.lucidi)

(g.bacigalupo-s.lucidi)

La SEDIVA e lo Studio Bacigalupo Lucidi prestano assistenza contabile, commerciale e legale alle farmacie italiane da oltre 50 anni!